Dopo la crisi/ Le aziende italiane reggono, ma lo spirito d’impresa si va affievolendo: pesa timore fallimento
Quanto ha inciso la crisi di questi ultimi trimestri sulle imprese italiane? Due dati diffusi oggi appaiono in contraddizione, ma a ben guardare confermano entrambi come le cicatrici della recessione siano ben visibili nel tessuto produttivo italiano. Se l’anagrafe delle imprese nel terzo trimestre del 2009 pare mostrare una situazione di calma apparente, secondo i dati elaborati come ogni trimestre da InfoCamere, i ricercatori dell’Università Bocconi lanciano un allarme: la crisi sta scalfendo lo spirito imprenditoriale italiano più che quello di altri paesi.
Per quanto riguarda il bilancio demografico dei mesi estivi fra le imprese nate tra luglio e settembre (79.488) e quelle che contemporaneamente hanno dichiarato la cessazione delle attività (61.314), si registra infatti un saldo attivo pari a 18.174 unità “di poco inferiore al risultato dello scorso anno”. A fine settembre in Italia erano attive 6.095.097 imprese (+0,3% su base annua), con un tasso di crescita del periodo “risultato di un volume di iscrizioni più basso rispetto allo stesso periodo del 2008 (-995 unità) ed un volume di cessazioni più alto (1.184 unità)” nel trimestre.
Se la fotografia “ad oggi” non sembra tradire grandi mutamenti, alcuni segnali paiono tuttavia preoccupanti. L’ultimo Global entrepreneurship monitor, rapporto di ricerca internazionale che misura l’imprenditorialità in 43 paesi del mondo avvelendosi della collaborazione di Ernst & Young e Atradius e che verrà presentato ufficialmente venerdì prossimo presso l’Università Bocconi, già nel 2008 “la percezione di avere abilità e conoscenze sufficienti ad avviare un’impresa è scesa del 21% e l’intenzione di avviare attività in proprio entro tre anni è crollata del 29%”.
“Nessun altro paese d’Europa ha registrato una caduta delle stesse proporzioni”, affermano Guido Corbetta, Alexandra Dawson e Giovanni Valentini, studiosi dell’Enter Bocconi, il centro di ricerca imprenditorialità e imprenditori che ha curato la rilevazione in Italia. “Ciò suggerisce che in Italia la percezione della situazione economica è più pessimistica che altrove” aggiungono gli studiosi, che snocciolano alcuni dati: la percentuale di italiani adulti coinvolti nella gestione di una nuova impresa è del 4,6%, contro una media del 6,4% tra le 18 economie avanzate comprese nella rilevazione.



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