Crisi/ La Santa Sede: "Serve una nuova autorità finanziaria mondiale"
La grave crisi economica e finanziaria, che il mondo oggi attraversa, trova la sua origine in "una combinazione di errori tecnici e di responsabilita' morali". Lo afferma il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace in un documento dedicato alla crisi economica internazionale e all'esigenza di un governo mondiale dell'economia. In sostanza, per il dicastero vaticano "gli errori insiti nelle politiche economiche e finanziarie; altri insistono sulle debolezze strutturali delle istituzioni politiche, economiche e finanziarie", sono stati aggravati da "cedimenti di natura etica intervenuti a tutti i livelli, nel quadro di un'economia mondiale sempre piu' dominata dall'utilitarismo e dal materialismo".
"Negli ultimi decenni - ricostruisce il testo - sono state le banche ad estendere il credito, il quale ha generato moneta, che a sua volta ha sollecitato un'ulteriore espansione del credito. Il sistema economico e' stato in tale maniera spinto verso una spirale inflazionistica che inevitabilmente ha trovato un limite nel rischio sostenibile per gli istituti di credito, sottoposti ad un pericolo ulteriore di fallimento, con conseguenze negative per l'intero sistema economico e finanziario".
Davanti alla formazione di "sacche eccessive di liquidita' e di bolle speculative che poi si sono trasformate in una serie di crisi di solvibilita' e di fiducia" e' crollata anche la cosiddetta "economia reale", in primo luogo il settore dell'edilizia. Inoltre, "il diffondersi di aspettative sfavorevoli", ha generato "una tendenza negativa della produzione e del commercio internazionale, con gravi riflessi sull'occupazione, e con effetti che ancora non hanno probabilmente esaurito tutta la loro portata. I costi per milioni, anzi miliardi di persone, nei Paesi sviluppati ma anche soprattutto in quelli in via di sviluppo, sono rilevanti". "In Paesi ed aree dove mancano ancora i beni piu' elementari della salute, del cibo, del riparo dalle intemperie, oltre un miliardo di persone - rileva con amarezza la Santa Sede - sono costrette a sopravvivere con un reddito medio di poco piu' di un dollaro al giorno".
"La crisi economica internazionale, di fatto, ha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala. Nessuno puo' rassegnarsi a vedere l'uomo vivere come 'un lupo per l'altro uomo. Nessuno, in coscienza, puo' accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri. Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilita' e perfino di violenza, sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute piu' solide", denuncia il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.
"Sono aumentate enormemente le disuguaglianze all'interno dei vari Paesi e tra di essi", e in questo modo si e' imboccata "una direzione estremamente problematica anche per la pace", afferma il dicastero rilevando che "oggi i moderni mezzi di comunicazione rendono evidenti a tutti i popoli, ricchi e poveri, le disuguaglianze economiche, sociali e culturali che si sono determinate a livello globale generando tensioni e imponenti movimenti migratori". "Mentre alcuni Paesi e aree economiche, quelle piu' industrializzate e sviluppate, hanno visto crescere notevolmente la produzione del reddito, altri Paesi sono stati di fatto esclusi dal miglioramento generalizzato dell'economia, e persino hanno peggiorato la loro situazione", sottolinea il testo osservando che di fatto cio' e' accaduto "nel corso della seconda meta' del XX secolo", quando per alcuni le condizioni di vita sono migliorate "in una misura e con una rapidita' mai sperimentate nella storia del genere umano". In proposito, il documento ricorda che "tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale si e' quasi quadruplicata e che la ricchezza prodotta a livello mondiale e' cresciuta in misura molto piu' rapida cosicche' il reddito medio pro capite e' fortemente aumentato.
Allo stesso tempo, pero', non e' aumentata l'equa distribuzione della ricchezza, piuttosto, in molti casi essa e' peggiorata". Per il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, all'origine di tutto questo c'e' "anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli" divenuto "ideologia" nella forma di un 'apriorismo economico' in quanto pretende di stabilire le leggi del funzionamento del mercato e dello sviluppo economico senza confrontarsi con la realta'". Tale ideologia, per il Vaticano, "rischia di diventare uno strumento subordinato agli interessi dei Paesi che godono di fatto di una posizione di vantaggio economico e finanziario". Cosi' "regole e controlli, che sia pure in maniera imperfetta, sono spesso presenti a livello nazionale e regionale; tuttavia, a livello internazionale tali regole e controlli fanno fatica a realizzarsi e a consolidarsi". Ma, continua il documento, "alla base delle disparita' e delle distorsioni dello sviluppo capitalistico c'e', in gran parte, oltre all'ideologia del liberismo economico, l'ideologia utilitarista, ossia quella impostazione teorico-pratica per cui 'l'utile personale conduce al bene della comunita''", il che "contiene un'anima di verita', ma non si puo' ignorare che non sempre l'utile individuale, sebbene legittimo, favorisce il bene comune". Servirebbe invece "uno spirito di solidarieta' che trascenda l'utile personale per il bene della comunita'". E le decisioni sull'economia mondiale dovrebbero "essere assunte nell'interesse di tutti, non solo a vantaggio di alcuni gruppi, siano essi formati da lobby private o da Governi nazionali". Il che per la Santa Sede oggi non avviene.


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