Crisi/ Perotti: si navigherà a vista fino al G20, poi politiche fiscali coordinate e maggiori controlli
Nell’approntamento di nuove misure per combattere la crisi finanziaria in atto e quella economica di cui vanno diffondendosi ogni giorno nuovi segnali (è di oggi la notizia del crollo degli ordini alle industrie di Eurolandia ad agosto, -1,2% ovvero -6,6% su base annua), la Casa Bianca ha confermato ieri che ospiterà a Washington, il 15 di novembre prossimo, una riunione del G20 straordinaria a cui parteciperà anche il nuovo presidente che verrà eletto dagli americani il 4 novembre.
Cosa ci si può attendere da qui a quella data e che genere di iniziative, verosimilmente, usciranno dal meeting dei “grandi” della Terra? Affaritaliani.it l’ha chiesto all’economista italiano Roberto Perotti, che subito mette le mani avanti: “Azzardare previsioni per le prossime settimana a fronte di mercati volatili come quelli attuali è francamente azzardato”. Di certo una serie di appuntamenti focalizzeranno l’attenzione degli operatori, a partire dal prossimo Fomc, il 28 e 29 di ottobre, e dalla riunione del comitato monetario della Bce, il 6 novembre a Bruxelles.
Appuntamenti che potrebbero portare ad un nuovo taglio dei tassi, una leva, fa notare Perotti, rispetto alla quale la Bce ha maggior margine di manovra ma che per risultare efficace dovrebbe essere usata con decisione: “tagli di 25 punti base appaiono destinati a non produrre effetti tangibili sui mercati, mentre una riduzione più decisa potrebbe sortire qualche risultato almeno a breve termine”. La Federal Reserve per contro non pare avere più molto spazio a disposizione, se non altro perché rischia di cadere nella “trappola della liquidità” in cui per anni si è ritrovata la Bank of Japan.
Nel complesso a Perotti il problema del livello dei tassi d’interesse appare al momento “un problema di secondo ordine”, specie dopo che misure coordinate di riduzione del costo del denaro sono già state prese, così come la decisione di riacquistare i bond “tossici” da parte delle stesse banche centrali mondiali.
Su cosa allora potranno cercare di trovare un’intesa comune i “grandi”? Secondo l’esperto non ci sono molte alternative: “L’intesa si cercherà in una serie di misure coordinate di politica fiscale espansiva” ed eventualmente, ma con minore probabilità di successo e con maggiori dubbi sull’efficacia effettiva di tali iniziative, “sulla determinazione dei tassi di cambio” delle principali valute mondiali.
Insomma, per i mercati e per l’economia mondiale è ancora il momento della navigazione a vista, mentre a medio termine pare destinato ad assumere importanza un tema ricordato oggi dal presidente della Securities and Exchange Commission, che parlando al Congresso Usa ha ammesso: “Le autorità finanziarie hanno fatto 'errori fatali' che hanno favorito l’attuale crisi del sistema creditizio” ed in particolare hanno lasciato troppo spazio alle “regolamentazioni su basi volontarie”.
In questo modo si è favorita la crescita senza alcun monitoraggio dei mercati “over the counter” e questo ha finito col far perdere di vista la dimensione dei rischi che andavano aumentando, come ha drammaticamente evidenziato il fallimento di Lehman Brothers. Un fallimento i cui contorni sono tuttora da definire con esattezza sia riguardo l’ammontare complessivo, sia la distribuzione dell’esposizione al rischio.
Luca Spoldi



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