Crisi/ Allarme di Manageritalia: i middle manager pagano per l'avidità dei pochi top, la figura del dirigente non è mai stata così impopolare

Lunedì, 27 ottobre 2008 - 19:19:00

Proprio dalla capitale del business e del management e da quella politica parte il grido d'allarme: ci vogliono maggiore presenza, cultura e competenza manageriali per rendere il nostro Paese più competitivo. Questo il punto di partenza del convegno del 28 ottobre nel quale Manageritalia ha coinvolto a Milano e Roma (collegate in videoconferenza) autorevoli esponenti della politica, delle istituzioni e della business community.

Il tema in un frangente come questo è di scottante attualità per due motivi: la crisi finanziaria e economica toccano pesantemente Pil e occupazione e i manager, almeno i top della finanza mondiale, sono da più parte additati tra i principali colpevoli del crollo del castello di carta (subprime ecc.).

Con coraggio e per ribadire che proprio in frangenti come questo non si può fare di tutta l'erba un fascio e che proprio il management ha un ruolo trainante per lo sviluppo futuro, Manageritalia ha riunito il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e tra gli altri, Tito Boeri (Direttore Fondazione Rodolfo Debenedetti e Professore Ordinario Università Bocconi), Marco Costaguta (Director Bain & Company), Nicola Gavazzi (Managing Partner Egon Zehnder International) Alberto Grando (Dean SDA Bocconi School of Management), Stefano Scabbio (Presidente e Amministratore delegato  Manpower), Giovanni Tamburi (Presidente e Amministratore delegato Tamburi Investment Partners) e Tiziano Treu (Vice Presidente Commissione Lavoro Senato).

Quindi i manager al centro dell'attenzione e proprio per questo si è scelta come sede Milano, la capitale italiana del management e del business. Claudio Pasini, Presidente di Manageritalia (Federazione dirigenti, quadri e professional del terziario privato), dice in vista del convegno: "Per competere al meglio nei mercati globali imprenditori e manager devono trovare un virtuoso effetto sinergico, il solo capace di creare sviluppo e ricchezza. Non è un caso che tutte le imprese italiane diventate negli anni più grandi, internazionali e competitive lo abbiano fatto proprio diventando più manageriali (Merloni, Luxottica, e via di questo passo), dimostrando chiaramente che per misurasi con la concorrenza, quella vera, c'è bisogno di darsi una gestione manageriale. Quindi, dobbiamo fare informazione e cultura per convincere tutti: la politica, le istituzioni, il sistema, il paese intero, ma soprattutto gli imprenditori. Perché sono soprattutto le aziende familiari e quelle non espose alla concorrenza - che in Italia sono l'ampissima maggioranza - che con i loro comportamenti più tesi a garantire il controllo che la competitività frenano il diffondersi di un'adeguata cultura, presenza e competenza manageriale. Basta guardare i dati sulla presenza manageriale nelle aziende in Italia che, considerando solo le 221mila imprese sopra i 10 addetti ci dicono che rapportando il numero di dirigenti (120.000) e di aziende c'è mezzo dirigente per azienda, addirittura uno ogni undici aziende in quelle sino a 49 addetti. Pensiamo che la Lombardia, seppure la più virtuosa d'Italia con oltre 50.000 dirigenti (36.000 dei quali a Milano) e 110.000 quadri (oltre 60.000 a Milano), resta comunque parecchio lontano dal tasso di managerialità riscontrabile nelle più avanzate realtà europee e mondiali. Quindi, tutti politica, istituzioni e business community dobbiamo fare la nostra parte per porre rimedio a questa anomalia e dare all'Italia il livello di cultura, presenza e competenza manageriale necessarie per competere con successo".

Tito Boeri in apertura del convegno presenterà un'indagine della Fondazione R. Debenedetti che ha evidenziato come  esistano in Italia due stili di management che hanno forti implicazioni sulla capacità delle aziende di crescere e di produrre risultati. Un modello – più presente nelle aziende esposte alla concorrenza e multinazionali – basato sulla performance, dove i manager sono assunti attraverso canali professionali e formali (contatti di business, executive search, inserzioni), sono valutati regolarmente e ricompensati, promossi o licenziati sulla base dei risultati della loro valutazione. Un altro – più presente nelle aziende familiari e di quelle che operano solo in mercati nazionali protetti - basato maggiormente sulla fedeltà, dove i manager sono assunti sulla base di contatti personali o familiari, la loro performance non è valutata in modo formale e sono invece retribuiti soprattutto sulla base della qualità del rapporto con la proprietà. La ricerca evidenzia che le aziende che adottano il modello di gestione e sviluppo del management basato sulla performance hanno manager più qualificati, meglio pagati, che lavorano più duro e sono più soddisfatti e soprattutto hanno una crescita delle vendite e dell'occupazione e un rendimento del capitale mediamente più alto di quelle che si affidano al modello basato sulla fedeltà.

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