Credito/ Scoppia la pace tra Tremonti e le banche italiane, complice il lancio del fondo per le Pmi

Mercoledì, 16 dicembre 2009 - 17:43:00


Dopo le polemiche e i rombi di tuono, scoppia la pace tra il ministro del Tesoro Giulio Tremonti e le banche italiane, grazie al Fondo italiano di investimento per le Piccole e Medie Imprese presentato oggi dal titolare di Via XX Settembre. I benefici del fondo, pensato per assistere circa 15 mila imprese italiane con fatturato compreso tra 10 e 100 milioni di euro, si estenderanno “anche all’indotto e quindi anche alle imprese con minori dimensioni” ha spigato Tremonti illustrando le modalità di funzionamento del fondo stesso che vede tra gli sponsor le principali banche italiane: Intesa Sanpaolo, UniCredit e Montepaschi. Il fondo punta a una dotazione di 3 miliardi di euro e tra gennaio e febbraio prossimo vedrà la creazione di una Sgr i cui soci fondatori saranno oltre al Tesoro, la Confindustria, la Cassa Depositi e Prestiti, le tre banche sponsor e l’Abi. A fine giugno si prevede possano essere operativi i primi investimenti. “Un’iniziativa ben presa in questo momento” ha subito commentato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.

Che poi ha sottolineato: “Noi abbiamo già impiegato 1,2 miliardi negli anni scorsi per rafforzare il capitale delle Pmi. In questa nuova iniziativa ci mettiamo 250 milioni”. Grandi sorrisi anche da parte di Alessandro Profumo, boss non più così tanto traballante di UniCredit, secondo cui “i soggetti a cui si rivolge il fondo, cioè le piccole e medie imprese, sono nostri clienti. Si tratta di accompagnare nell’aggregazione e nella patrimonializzazione un settore che rappresenta la spina dorsale della nostra economia”. Anche dell’elettorato che sostiene l’attuale esecutivo, verrebbe da aggiungere ricordando come fino a pochi mesi or sono tra il “centrosinistro” Profumo e il governo non corresse esattamente buon sangue. “Un esempio positivo di come si possono fare delle cose insieme” chiosa del resto Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, banca storicamente vicina ai DS, a conferma che, anche a causa della crisi, la “pax bancaria” è cosa fatta al di là di qualsiasi distinguo politico.

A suggello della nuova “santa alleanza” da cui si spera possano finalmente giungere quei flussi di credito che finora le grandi banche italiane si son ben guardate dall’investire copiosamente presso famiglie e imprese italiane, l’Abi parteciperà allo steering committee del fondo. Una partecipazione, precisa Corrado Faissola, presidente dell’associazione bancaria italiana, “finalizzata a far partecipare indirettamente anche le altre banche che non sono attualmente sponsor del fondo. Sono fiducioso che si posa anche arrivare a un ampliamento della compagine” che fin d’ora è previsto si apra a nuovi soci.

Dopo la sottoscrizione del miliardo di euro da parte dei soci fondatori della Sgr, infatti, vi sarà un aumento di capitale da un altro miliardo di euro aperto ad altri investitori privati, mentre una terza tranche, sempre da 1 miliardo, potrà poi essere sottoscritta dai soci fondatori della Sgr in funzione delle esigenze. La durata del fondo, che opererà tramite quattro modalità complementari (acquisizione diretta di quote di minoranza, coinvestimento con altri fondi, investimento tramite strumenti quali finanziamenti subordinati convertibili o convertendi o prestiti partecipativi e investimenti in fondi già esistenti), è di 14 anni al massimo, equamente ripartiti tra 5 (prorogabili a 7) per la fase di investimento e 5 (anche in questo caso estendibile di altri due anni) per quella di disinvestimento. Tra i potenziali sottoscrittori di quote, oltre ai soci fondatori, si pensa ad altre istituzioni finanziarie italiane e investitori istituzionali internazionali, compresi i fondi sovrani. E’ anche da questi soggetti che Faissola spera possa venire negli anni un “contributo”. Perché va bene dare una mano, ma è sempre meglio se a portare un peso vi è una pluralità di soggetti.

Luca Spoldi
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