Credito/ Draghi: la crisi non mette in dubbio il successo dell’euro, la sfida per la Bce sarà gestire exit strategy
La sfida che attende nei mesi e negli anni venturi la Banca centrale europea è legata all’uscita dalla fase attuale, avviando una exit strategy che ponga fine alle misure non standard sulla liquidità. Lo ha ribadito oggi Mario Draghi rispondendo alle domande emerse nel corso della sua prima audizione al parlamento europeo nelle vesti di futuro presidente di Eurotower. 
Foto LaPresse
“Abbiamo evitato il crollo del sistema finanziario e garantito la stabilità dei prezzi” ha aggiunto il prossimo successore di Jean-Claude Trichet, secondo cui ora Eurotower “deve progressivamente far rientrare le misure straordinarie di sostegno alla liquidità” se vuol conservare la credibilità conquistata (e “non scontata”) proprio durante la crisi finanziaria 2008-2009.
Quanto alla crisi del debito, Draghi non ha dubbi: meglio evitare la ristrutturazione del debito sovrano (ossia, di fatto, accettare un “default pilotato”), visto che “i costi sarebbero più alti dei benefici, ci sarebbe un aumento del deficit primario” (della Grecia) e poiché le banche europee “sono tra i possessori di titoli di stato si dovrebbe ricapitalizzarle”. “Tra l’altro - ha aggiunto il banchiere centrale italiano - vorrei ricordare che mentre abbiamo imparato, ma non del tutto, a gestire il fallimento di una banca, non sappiamo niente su cosa accadrebbe con un default di un paese sovrano”.
Come uscire allora da una crisi globale che, come ammette Draghi, “ha accentuato i rischi e le debolezze” delle istituzioni del vecchio continente? “Senza scorciatoie”, regolando la politica monetaria “in maniera preventiva per ancorare la stabilità dei prezzi” ed evitando “un altro caso Lehman” che invece sembra essere un’ipotesi che farebbe felici “molti operatori sul mercato, che sarebbero ben lieti di sfruttare la situazione di casi di default mal gestiti”.
Ogni paese deve dunque fare la sua parte, gestendo la crisi a partire dalle politiche nazionali e ricordando che il sostegno europeo “non è senza condizioni”. Un’affermazione che sembra fatta apposta per calmare i timori tedeschi e rassicurare i mercati sul fatto che la transizione dall’attuale numero uno di Eurotower al suo successore non aprirà appunto alcuno spazio alla speculazione, a partire da quella sull’euro. Euro ed unione monetaria europea che Draghi ribadisce essere stati “un successo” che “neanche la crisi può mettere in discussione”.
“L’euro funziona nonostante la crisi finanziaria e l’aumento del prezzo del petrolio” ha concluso Draghi, ricordando come “senza l’unione monetaria non sarebbe stata possibile una rapida risposta alla crisi”. Speculatori e profeti di sventura sono serviti.
Luca Spoldi



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