Crack Cirio/ Chiesti 15 anni per Cragnotti. 8 per Geronzi

Mercoledì, 2 marzo 2011 - 17:34:00

Quindici anni per Sergio Cragnotti, dodici anni per suo genero Filippo Fucile, otto anni ciascuno per Andrea Cragnotti ed Elisabetta Cragnotti e otto anni per l'ex presidente della Banca di Roma ora in forza alle Generali Cesare Geronzi. Sono queste le condanne richieste oggi a conclusione della requisitoria dai pubblici ministeri Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini nel processo per il dissesto della società agrialimentare Cirio.

I pubblici ministeri inoltre hanno chiesto altre condanne varianti dai quattro ai sei anni di reclusione. In particolare sei anni sono stati chiesti anche per un altro figlio di Cragnotti, Massimo, e per la moglie dell'ex patron della Cirio, Flora Pizzicheni. Otto anni anche per Antonio Nottola anch'egli della Banca di Roma. Sei anni poi sono stati chiesti per una serie di funzionari di banca e anche per sindaci e amministratori delle società che facevano capo alla holding di Sergio Cragnotti.

Per tutti poi sono state chieste le pene accessorie come l'interdizione dai pubblici uffici e l'interdizione da attività. Per tre degli imputati, Angelo Brizzi, Alberto Giovannini e Sebastiano Baudo, è stata chiesta la prescrizione. A nessuno degli imputati i pubblici ministeri hanno riconosciuto le attenuanti generiche, nemmeno agli incensurati. Il processo coinvolge 35 persone per i reati di bancarotta fraudolenta sotto i vari profili.

"I giudici sapranno certamente andare al di là delle implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata. Potranno così riconoscere che tutti i manager della allora Banca di Roma, a cominciare dal suo presidente Cesare Geronzi, che, peraltro, non aveva specifici poteri in materia, hanno agito con la correttezza e l'equilibrio di chi è attento alle esigenze del cliente, ma si guarda bene dal farsi trascinare dalle sue incontrollate aspirazioni", hanno affermato Ennio Amodio e Paola Severino, difensori di Cesare Geronzi, commentando la condanna richiesta.

"Anche quando il cliente è solido e vitale - hanno proseguito gli avvocati - le banche dovrebbero coltivare la logica del sospetto e pronosticare esiti rovinosi pur se si convincono che una impresa gode di buona salute. È questo il pensiero cui si ispira la requisitoria dei pubblici ministeri nel processo Cirio, là dove prospetta responsabilità penali al di fuori della cerchia degli amministratori del gruppo Cragnotti". "In questo modo però - hanno concluso - si trasforma la fisiologia del credito in una patologia del finanziamento, una condotta che le prove raccolte dal Tribunale di Roma hanno invece persuasivamente escluso".

Dopo le dichiarazioni degli avvocati, fonti vicine alla presidenza delle Generali fanno presente, nel rispetto dell'autorità giudiziaria, di confidare pienamente in una decisione del collegio giudicante che, per le ragioni esposte dalla difesa, riconosca la correttezza dell'operato del presidente Geronzi, ricordando altresì che tutte le volte che la sua condotta, nell'esercizio dell'attività di banchiere, è stata sottoposta al vaglio della magistratura, essa è risultata sempre corretta, con la conseguenza della dichiarazione di non colpevolezza.

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