Consumi/ Parte la rivoluzione del caro-petrolio. Addio sprechi: è la 'decrescita felice'

Lunedì, 28 luglio 2008 - 10:00:00

È quindi forse già in atto la rivoluzione della misurazione del benessere, ma non tutti sembrano d’accordo. Gli attori dell’attuale sistema economico resistono alle ipotesi di cambiamento e finiscono sul banco degli imputati. Così è infatti per il mercato pubblicitario. Eh sì perché anche la pubblicità conterà pur qualcosa nella spinta all’acquisto, no? I dati Nielsen dicono che, nonostante l’evidente riduzione di crescita dei consumi, gli investimenti pubblicitari del 2007 sono saliti in Europa del 7,5% rispetto al 2006. Gli addetti ai lavori, d’altra parte, sostengono che la pubblicità tenda ad essere più anticiclica che ciclica, ovvero tenda a ridursi nei periodi di crisi e ad aumentare invece quando le cose vanno bene, senza perciò riuscire a forzare in modo significativo la situazione del mercato.

Non sappiamo che opinioni abbiano in merito le famiglie ma la Banca d’Italia dice che nel 2007 l’ammontare delle sofferenze bancarie, cioè i debiti non onorati dagli italiani, è cresciuto del 8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi euro. Il problema è insomma quanto la pubblicità abbia indotto al consumo indiscriminato – se consumo indiscriminato c’è stato – drogando il mercato? Secondo il professor Emiliano Brancaccio (docente di Macroeconomia presso l'Università del Sannio) “Qui bisogna fare una considerazione a mio modo di vedere interessante. Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti: a causa di una depressione dei salari, larghe fasce di popolazione hanno cominciato a indebitarsi per sostenere i consumi correnti, compresi alcuni voluttuari. Il credito al consumo negli Usa ha fatto registrare un vero boom. In America, quindi, abbiamo avuto da un lato i redditi che non crescevano e dall’altra lo stimolo commerciale e pubblicitario che spingeva a contrarre debiti per sostenere il proprio consumo; e il tutto sulla base di tassi d’interesse molto bassi, che sembravano favorire questa propensione all’indebitamento di lavoratori comunque non ricchi. Oggi sappiamo purtroppo come è andata a finire: negli Usa ci sono molti cittadini in gravissima difficoltà. Questa caratteristica dell’ultimo, recentissimo capitalismo sta riguardando anche l’Europa e l’Italia. Quindi è il sistema che porta molti soggetti ad andare al di là delle proprie possibilità”.

In attesa di una parola definitiva, prosegue la battaglia tra i misuratori del Pil attuale come simbolo del benessere e i propugnatori della decrescita, felice o meno, necessaria a recuperare uno stato di cose che, conti alla mano, ad oggi sembra puntare dritto verso la tanto temuta “recessione”.

Corrado Fontana

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