Consumi/ Parte la rivoluzione del caro-petrolio. Addio sprechi: è la 'decrescita felice'
Gli italiani (ma non solo loro) stanno riducendo i consumi, persino quelli di generi alimentari: non capitava da 30 anni! Gli analisti della situazione economica mondiale sono preoccupati. Confindustria è, addirittura, “preoccupatissima”. E se invece fossimo al principio di quella che alcuni chiamano “decrescita felice”? A sperarci – unici, per ora – sono infatti i teorici dell’insostenibilità dell’attuale sistema economico-produttivo che vedono nel calcolo del Pil, come è stato finora concepito, il vero ostacolo al miglioramento delle condizioni generali di vita. Eh sì perché a star dietro al totem del Prodotto interno lordo che deve salire ogni anno, a tutti i costi, si prendono per positivi dati che, sul piano del benessere individuale e globale, non portano forse tutti questi vantaggi. 
Partiamo dal mercato delle armi, ad esempio: c’è qualcuno – costruttori e lavoratori del settore a parte – che può considerare positiva una maggiore diffusione di armamenti nel mondo? Eppure il 2007 ha visto l’affermarsi di un nuovo record per il nostro export, che ha sfiorato i 2,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,4% rispetto al 2006, a tutto vantaggio del Pil nazionale.
Così è ad esempio per l’aumento del consumo di farmaci antidepressivi: la prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale e cresciuta di ben il 17,1% tra gennaio e settembre 2007 rispetto allo stesso periodo 2006: questa spesa fa crescere la bilancia commerciale dell’Italia ma non si può certo dire che sia un buon sintomo per la salute della popolazione. Ma l’elenco dei beni che consumiamo senza che ciò si traduca in benessere non si ferma qui. 
Il G8 giapponese si è appena concluso e in quella sede il premier britannico Gordon Brown ci ha tenuto a sottolineare che gli Inglesi gettano nei rifiuti il 30% del cibo che acquistano. Beh, non crediate che gli Italiani siano tanto meno spreconi visto che l’Adoc (Associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori - www.adoc.org) ha calcolato che, in media, ogni famiglia italiana getta nell'immondizia 600 euro l’anno, circa il 12% degli alimenti che acquista. E più i prezzi crescono e maggiore è il valore di questo spreco. I dati del Banco Alimentare (www.bancoalimentare.it) fanno ancora più paura, se possibile, e ci dicono che in un anno ogni italiano butta nella spazzatura 27 chilogrammi di cibo (il 19% del pane, il 17% di frutta e verdura, il 39% di prodotti freschi come carne e latte). I supermercati, invece, mandano al macero in media 170 tonnellate di merce. Fatevi i conti in tasca, allora, pensando che il rapporto Istat sui consumi degli italiani nel 2007 parla di una spesa media delle famiglie di 2.480 euro al mese, di cui 466 destinati ad alimentari e bevande. E intanto il Pil sale, anche se di poco.
Se infine si pensa ai consumi energetici il quadro peggiora ulteriormente. Secondo studi recenti il consumo energetico delle case ammonta mediamente a 20 metri cubi di metano o 20 litri di gasolio al mq all’anno. Circa un terzo di questo gasolio o di questo metano è però potenzialmente sprecato, considerando che esistono metodi costruttivi delle abitazioni capaci di abbattere il consumo energetico a meno di 7 litri/mq, arrivando fino a valori prossimi al litro e mezzo per metro quadro l’anno nelle case edificate coi sistemi e i materiali più avanzati: a chi fa comodo questo spreco? Maurizio Pallante (presidente del Movimento per la decrescita felice – www.decrescitafelice.org) non ha dubbi e mette sotto accusa il sistema industriale: “Non si produce più per consumare o, meglio, per utilizzare, ma si costringe, si convince, si usa una serie di meccanismi psicologici per indurre le persone a comprare affinché si possa continuare a produrre. Si spreca per far crescere l’economia. In una società finalizzata alla crescita economica si mettono in moto questi meccanismi, tant’è vero che organismi come Onu e Unione Europea stanno cercando criteri diversi per calcolare il benessere, perché si sono accorti che il Pil lo misura fino a un certo punto. Da un certo punto in avanti le curve di Pil e di benessere divergono, l’una cresce mentre l’altra diminuisce, ciò nel momento i cui si consuma per produrre e non viceversa: se comincio a comprare materiale coibentante invece che petrolio, dopo che l’acquisto di tale materiale si è ripagato con la riduzione dell’acquisto di petrolio, a quel punto si ha una decrescita economica che si traduce in un miglioramento qualitativo della vita, perché sto al caldo consumando di meno”.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















