Costa Concordia/ "Non investire sul titolo, ma è il momento di prenotare una crociera". Il report integrale di Credit Suisse

Il dramma della Costa Concordia costa caro al titolo Carnival che sul listino di Londra (dove pure i titoli del gruppo americano sono quotati oltre che a Wall Street, oggi chiusa per la festività del Martin Luther King's Day) crolla del 17,6% al termine di una seduta dominata dagli aggiornamenti delle stime delle principali banche d'affari e broker circa l'impatto che la sciagura di sabato notte avrà sull'armatore americano che controlla il marchio Costa Crociere dal 1997.
"E' troppo presto per misurare l'impatto sugli ordini o le conseguenze in termini finanziari e legali" della sciagura, spiegano in un report gli esperti del Credit Suisse, ricordando come con i suoi 2.978 posti passeggero il vascello rappresentasse "l'1,6% della capacità di trasporto passeggeri di Carnival, ovvero il 10,2% di Costa" e che "data l'estensione dei danni riportati è possibile che la nave (commissionata nel 2004 e costata circa 450 milioni di euro all'armatore, ndr) vada completamente persa dal punto di vista costruttivo".
"Un'altra tegola in testa per il settore" commentano gli esperti, che peraltro sul titolo Carnival mantengono un rating "neutral" con un target price di 35 dollari
(contro i 34,28 dollari della chiusura di venerdì, ovvero di 2.285 pence per il titolo quotato a Londra, contro i 1.878 pence della chiusura di stasera alla City). "Questo tipo di incidenti sono molto rari - spiegano gli esperti - ma l'intensa copertura mediatica dell'evento ridurrà probabilmente l'attività di raccolta ordini e porterà a una pressione sui prezzi nella fase critica di partenza della nuova stagione" crocieristica.
Insomma, mentre potrebbe essere un momento buono per prenotare una crociera nel Mediterraneo, non sembra essere il caso di provare a speculare sul titolo in borsa. Anche perché gli 85-95 milioni di dollari di impatto diretto citati dalla stessa Carnival in una nota non tengono conto di quelli che saranno i costi indiretti a medio termine, malgrado un bilancio in salute, finora contraddistinto dalla distribuzione di un dividendo mediamente pari al 3% in termini di rendimento sulle quotazioni del titolo e l'abitudine a redistribuire valore agli azionisti anche tramite buy-back potrebbero consentire di limitare i danni.


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