Corte dei conti/ "Ridurre il debito di 46 mld l'anno. Impraticabile il taglio delle tasse"

Martedì, 24 maggio 2011 - 17:20:00

LA CINA DIFENDE L'ITALIA: INFONDATA LA DECISIONE DI S&P - La decisione di Standard & Poor's di abbassare l'outlook sul rating dell'Italia a negativo, secondo Dong Xian'an, capo economista di Peking First Advisory, e' 'infondata'. L'Italia, infatti, e' sulla strada del recupero fin dal secondo trimestre del 2011 mentre e' la crescita economica degli Stati Uniti e dell'Europa ad essere rallentata. Lo riporta il China Daily, specificando che, sempre secondo l'economista Dong Xian'an, per l'Italia non c'e' ragione di preoccuparsi. Anche perche' il giudizio di Standard & Poor's non viene considerato attendibile. L'interesse di Pechino verso l'Italia e' giustificato anche dal fatto che, come anticipato dal commentatore Alberto Forchielli su Radiocor nell'aprile scorso, la Cina detiene il 13% del debito pubblico italiano. Il China Daily ricorda poi come, secondo il Tesoro italiano, Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Ocse abbiano fatto valutazioni 'molto diverse' da S&P sulle condizioni della salute finanziaria dell'Italia.

La Corte dei Conti tira le somme e quantifica il costo complessivo della crisi del 2008-2009: il Pil ha perso 140 miliardi a fine 2010. Perdita che salirebbe a 160 mld al 2013. Nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, la magistratura contabile spiega inoltre che per rispettare gli impegni europei e raggiungere un rapporto fra debito pubblico e Pil pari al 60% l'Italia dovra' ridurre il debito del 3% all'anno, pari oggi a circa 46 miliardi.

"Va tenuto conto - osserva la Corte dei Conti - delle implicazioni dell'inasprimento dei vincoli europei, ed in particolare della nuova regola, assistita da apposita sanzione di tipo praticamente automatico, secondo la quale i Paesi che registrano un rapporto fra debito pubblico e prodotto superiore al 60% dovranno ridurre lo scarto tra il dato effettivo e questo valore-soglia di un ventesimo all'anno (del 3% all'anno pari oggi a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia)".

Allo stato, spiega la Corte dei Conti, gli sforzi necessari per rispettare gli impegni europei e conservare, quindi, "elevati valori di saldo primario" rendono "impraticabile" la riduzione delle tasse. Secondo la magistratura contabile il rispetto dei nuovi vincoli europei "richiede un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni '90, per l'ingresso nella moneta unica".

Tremonti spl 300
Giulio Tremonti

Tuttavia, osserva la Corte dei Conti, "a differenza di allora, gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l'aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia a esercitare per questa via un'azione di stimolo sull'economia". E comunque una manovra non improntata alla crescita rischia di produrre "effetti depressivi" e di rivelarsi "non pienamente sostenibile".

"Non puo' sottacersi - fa sapere la Corte dei Conti - il rischio che una manovra di bilancio impostata con dovuto rigore, ma non sostenuta da una adeguata strategia di crescita, eserciti effetti depressivi non auspicati e si riveli, per questo, non pienamente sostenibile".

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