Credito/Grazie alla liquidità esuberante il bond Eni fa il tutto esaurito in anticipo sui tempi, in vista un calo dei rendimenti
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Del mutato stato dei mercati stanno approfittando con prontezza emittenti grandi e piccoli, in Italia come sui principali listini internazionali, Wall Street in testa. A Milano è di oggi la conferma ufficiale del tutto esaurito anticipato per il bond di Eni, il cui importo è stato portato a 2 miliardi di euro contro il miliardo inizialmente preventivato. Un’opzione prevista del resto fin dall’inizio e che per molti operatori era pressochè obbligata, visto che già venerdì scorso le richieste avevano superato ampiamente il miliardo di euro.
Paolo Scaroni fa dunque il tutto esaurito e probabilmente potrà permettersi di pagare meno di quanto inizialmente messo in conto (la società ha cinque giorni di tempo per comunicare gli spread per le due tranche, fissa e variabile, nonché la percentuale del riparto) e sicuramente meno di quel 5,947% lordo (il 2,2% in più del tasso swap) pagato nel novembre dello scorso anno per un bond in euro da 1,25 miliardi di controvalore.
Altrettanto felice pochi giorni fa si era rivelato il collocamento di un bond indicizzato (ed eventualmente convertibile) targato Bulgari, scadenza 2014, il cui importo è stato alzato a 150 milioni di euro anche in questo caso per l’esuberante domanda registrata da Goldman Sachs, che ha curato l’operazione per il gioielliere romano (non senza qualche strascico polemico, visto che negli stessi giorni la banca d’affari ha pensato bene di ribaltare, da “sell” a “buy”, il proprio giudizio sul titolo Bulgari).
Capitale esuberante alla ricerca di un buon parcheggio significa anche, come notano alcuni analisti, rendimenti e spread in calo anche per i bond già emessi, in particolare per quelli degli istituti americani, finiti nell’occhio del ciclone in questi mesi proprio perché si temeva un “effetto domino” che partendo da Lehman Brothers avrebbe potuto far implodere il sistema creditizio a stelle e strisce sotto il peso di circa 3 (ma c’era chi diceva più di 4) triliardi di dollari di asset “tossici” o comunque illiquidi, il cui valore era in quel momento pressochè non stimabile.
Nonostante questo e nonostante i segnali sempre più frequenti di un rallentamento della recessione mondiale, manca ancora l’ultimo passo perché si possa avviare un nuovo ciclo virtuoso, ossia che le banche anziché investire in bond o cercare di ottenere il massimo del profitto tornando a collocare, come alcune già hanno iniziato a fare, strumenti derivati dalle pingui commissioni, decidano di tornare a finanziare le imprese e le famiglie. Ma la macchina, finalmente, pare avviata e sembra essere solo questione di tempo.
Luca Spoldi



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