Copenaghen/ Accordo tra i Pesi emergenti: "Kyoto non si negozia"

Giovedì, 10 dicembre 2009 - 16:14:00

Ue/ Al via il vertice dei 27. Focus su clima e Grecia
Posizione unitaria dei grandi Paesi emergenti alla conferenza sul clima di Copenaghen. Cina, India, Brasile, Sudafrica e Sudan (che presiede quest'anno il G77 dei Paesi in via di sviluppo) hanno messo a punto un documento confidenziale, pubblicato da Le Monde, in cui sottolineano che il protocollo di Kyoto rimane lo "strumento legale" con cui si chiede ai Paesi piu' industrializzati la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 nel 2020 rispetto ai valori del 1990.

Nel testo, i Paesi emergenti invitano "i Paesi sviluppati che non hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto", come gli Usa, ad aderire agli stessi impegni. "La lotta alla poverta' e lo sviluppo economico sono priorita' indiscutibili per i Paesi in via di sviluppo", si legge nella bozza, in cui i Paesi emergenti chiedono ai 'colossi', e in particolare agli Stati Uniti, di tagliare le emissioni di gas serra e di stabilire obiettivi condivisi. "Gli accordi riguardanti le emissioni devono essere comparabili con gli obiettivi" degli altri Paesi, si legge nella bozza.

Intanto, la Francia rilancia sulle riduzioni di gas serra in Europa e propone un target Ue del 30%, rispetto ai livelli del 1990, "il prima possibile". A riportare la decisione del presidente francese, annunciata in un meeting con alcune Ong in Francia e' stato il ministro dell'Ambiente Jean-Louis Borloo. Il pacchetto Ue prevede una riduzione dei gas serra per i paesi europei del 20% entro il 2020 che potrebbe comunque portarsi al 30% se gli altri partner saranno disposti a aumentare anche i propri target. Sarkozy arrivera' il 17 a Copenaghen per negoziare le conclusioni del vertice con gli altri leader. Stasera il presidente francese sara' a Bruxelles per il Consiglio Ue dove l'argomento clima sara' predominante.

Un forte grido di allarme è arrivato poi dai cosiddetti Stati-atollo. Il riscaldamento globale minaccia l'umanita' e, soprattutto, rischia di far scomparire del tutto dalla faccia della terra nove atolli corallini dello Stato di Tuvalu, nell'arcipelago polinesiano. "Tuvalu e' un piccolo gruppo di isole - ha detto il primo ministro Apisai Ielemia intervenuto oggi al Parlamento europeo a Bruxelles - che gia' soffrono e sono destinate a patire sempre di piu' se non verra' fatto nulla contro l'effetto serra e l'innalzamento del livello del mare". Il premier ha spiegato che molto spesso le isole, che in tutto ospitano 11mila abitanti, "vengono coperte interamente dall'acqua che distrugge i raccolti e la vegetazione". "L'acqua del mare - ha aggiunto - contamina anche le nostre riserve e le temperature in aumento stanno danneggiando l'ecosistema". Gia' ieri al summit di Copenaghen Tuvalu era riuscito ad accentrare l'attenzione dei media per la sua proposta di imporre limiti ai gas serra vincolanti ancora piu' severi di quelli indicati dai paesi industralizzati. Una linea che aveva provocato l'ira di altri emergenti del G77 come la Cina. Il negoziatore di Tuvalu Ian Fry, aveva ottenuto un'interruzione dei negoziati. Tuvalu in particolare chiede di fermare la crescita della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi e la concentrazione di gas serra in atmosfera a 350 parti per milione

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