Occupazione/ Le sette fatiche del sindacato di Epifani
Di Roberto Romei*
I due accordi separati del gennaio e dell’aprile del 2009 non rappresentano solo l’ennesimo strappo tra le confederazioni, ma segnano un passo forse non reversibile nella strategie di Cisl e Uil che sembrano orientarsi vero forme di relazioni industriali certamente inedite per la tradizione del nostro Paese. È questa la vera novità dei recenti accordi e con questa dovrà misurarsi la Cgil.
A qualche mese di distanza dallo strappo consumatosi nei primi mesi di quest’anno tra le grandi organizzazioni sindacali del nostro Paese con la firma separata del Protocollo del gennaio 2009, la stipula nell’ aprile scorso di un accordo di attuazione del Protocollo per il settore industriale offre l’occasione per tornare sull’argomento.
Subito dopo la firma dell’Accordo del gennaio 2009, la reazione interna della CGIL è stata molto dura: il che è comprensibile; lo è meno è che ciò si sia tradotto in un’ accentuazione delle spinte isolazionistiche, sempre (troppo) presenti in questa organizzazione, ed in chiamate alle armi, anche giudiziarie, nei confronti delle altre due confederazioni.
È vero però che il Congresso della Cisl sembra aver segnato un primo timido segnale di disgelo. Se questo sia un primo passo verso una rinnovata unità di azione tre le tre sigle sindacali, o se la distanza sarà colmata (come già è avvenuto in passato a proposito dello strappo sul contratto metalmeccanico) sul terreno concreto dei rinnovi contrattuali, è presto per dirlo.
Quel che è certo è che l’Accordo di gennaio sembra tutt’altro che un accordicchio, come molti si sono affrettati a dire per svalutarne la portata: è un errore, anche perché la sistematica sottovalutazione rischia di occultare un aspetto non secondario delle recenti intese.
Certo l’Accordo di gennaio non ha il respiro di quello del 1993, ed in molte parti si poteva fare di meglio, ma occorre tenere presente che l’Accordo, rispetto a quello del 1993, si muove su un piano diverso ed è frutto di un’ impostazione diversa. E prima ancora di fare le bucce al suo contenuto, è importante cogliere con esattezza questo passaggio, perché è con questo nodo che dovrà misurarsi la CGIL in un futuro forse più prossimo di quanto non si sospetti.



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