Conti pubblici/ Preatoni aveva ragione: s'infiamma l'eurodebito
Martedì, 19 aprile 2011 - 08:56:00
Mentre su Affari esplode il dibattito sulla proposta del finanziere Ernesto Preatoni per ridurre il debito pubblico
italiano ("L'unico modo è alzare l'inflazione al 10%", dice l'uomo che negli anni Novanta tentò la scalata alle Generali, sfidando Cuccia; vedo box), il riacutizzarsi della crisi dell'eurodebito per le difficoltà della Grecia (problemi di finanza pubblica iniziano a sentirsi anche negli States) dimostra che Preatoni aveva ragione e cioè che "in futuro, il problema dei problemi sarà l'ammontare dei debiti pubblici".
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"In mezzo a molteplici opinioni, mi picco di capire come andrà a finire. Su Affaritaliani.it mi piacerebbe lasciare un segno inequivocabile che quel che succederà è stato previsto. La mia non è voglia di apparire. Chi mi conosce lo sa, non ho questo gusto. La mia mania cercare di sapere come finiscono le cose, perché mi occupo di investimenti, è il mio mestiere." LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE:IL TESTO - LE TABELLE |
Per risolverlo efficacemente in Italia (al momento sfiora il 120% del Pil), il finanziere sostiene che il solo modo è quello di provocare inflazione.
"Il debito pubblico italiano ha un costo mediamente del 3,6% e se per 7 anni fossimo di fronte ad un'inflazione del 10% il debito pubblico italiano si ridurrebbe ogni anno del 6,4%", spiega Preatoni che aggiunge: "In pochi anni quindi, il debito potrebbe essere riportato al 75-80% del Pil, percentuale questa sicuramente accettabile dai mercati".
Ma per Roberto Perotti, ordinario di politica economica all'Università Bocconi di Milano, la strada non è percorribile. "La Bce non accetterà mai di rovinarsi la reputazione che è riuscita a costruirsi in tutti questi anni per aiutare alcuni pochi Paesi europei in difficoltà come Grecia, Portogallo, Irlanda o la stessa Italia. Allo stesso modo la Germania, la Francia o l'Olanda non permetteranno mai all'Eurotower di creare inflazione al solo scopo di eliminare il debito pubblico italiano", sostiene infatti l'economista secondo cui la ricetta di Preatoni per rimettere in sesto i conti pubblici italiani è "un rimedio di gran lunga peggiore del male". Ecco perché.
L'INTERVISTA
L'INTERVISTA
![]() Roberto Perotti |
"Per prima cosa ricordo che è la Banca Centrale Europea a manovrare le leve della politica monetaria e lo fa per tutta Eurolandia. L'Italia, quindi, non potrebbe inflazionare il sistema come la Federal Reserve fa negli Stati Uniti. La Bce non accetterà mai di rovinarsi la reputazione che è riuscita a costruirsi in tutti questi anni per aiutare alcuni pochi Paesi europei in difficoltà come Grecia, Portogallo, Irlanda o la stessa Italia. Allo stesso modo la Germania, la Francia o l'Olanda non permetteranno mai all'Eurotower di creare inflazione al solo scopo di eliminare il debito pubblico italiano. E, anche se dovesse succedere, non capisco una cosa".
Quale?
"Con tutta la fatica che si è fatta per eliminare in passato l'inflazione, creare un inflation targeting e dare una credibilità alle manovre della Bce, non capisco il vantaggio di distruggere tutto questo per abbassare di qualche punto percentuale il rapporto debito/Pil di alcuni Paesi insignificanti fra cui l'Italia".
Quindi il percorso di rientro che dobbiamo seguire dev'essere quello classico del Patto di Stabilità e Crescita...
"Sì, anche se non conta niente, perché viene disatteso puntualmente. Se bisogna abbattere il debito, l'ultima cosa a cui avrei mai pensato è di chiedere agli altri Paesi europei di accettare di far lievitare i prezzi del 10% per 7 anni per risolvere un problema di finanza pubblica che è soltanto nostro: ci prenderebbero per matti e, se anche dovesse succedere, il rimedio sarebbe di gran lunga peggiore del male".
Ma, nella crisi dell'eurodebito, il default di alcuni Paesi avrebbe, però, forti conseguenze sistemiche su tutto l'impianto comunitario e soprattutto su risparmiatori e consumatori...
"Ma una Bce che accettasse un tasso d'inflazione così elevato per 7 anni per evitare il default parziale di tre Paesi membri finerebbe per minare l'intera credibilità ed efficacia di tutte le politiche europee sui tassi d'interesse che, in maniera corale, schizzerebbero verso l'alto. Dunque aumenterebbero notevolmente non solo i titoli di Stato greci, portoghesi o irlandesi, ma anche i Bund tedeschi o i titoli di Stato francesi. Aggiungo che le difficoltà per tutta l'Unione Europea, conseguenti a un default parziale di alcuni Paesi periferici, sarebbero temporalmente circoscritte rispetto a quelle portate in dote invece da un'inflazione generalizzata così alta che in Germania non si vede dai tempi della Repubblica di Weimar. Per tutti gli altri Stati consumatori, il rimedio, quindi, sarebbe di gran lunga peggiore".
Perché l'effetto sui tassi d'interesse sarebbe enorme...
"Esatto, se la Bce decidesse di aumentare l'offerta di moneta non è che può farlo solamente in Grecia, Portogallo o Italia senza avere effetti sulla quantità di euro, ad esempio, presente in Germania. Infine, aggiungo una cosa".
Quale?
"Non è così semplice far arrivare l'inflazione al 10%".
Andrea Deugeni



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