Crisi/ Migliorano i conti pubblici. Ma è allarme per i consumi
| CRISI, TRICHET: RIPRESA GLOBALE MEGLIO DI ATTESE - La ripresa dell'economia mondiale "e' migliore delle previsioni, specie nei paesi emergenti". Lo sostiene il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, al termine del Comitato di Basilea. "A livello gobale - dice Trichet - la ripresa e' confermata, la crescita c'e', specie tra i paesi emergenti". "In alcuni casi - aggiunge - l'economia reale si e' dimostrata migliore delle previsioni". Crisi/ Italiafutura contro Lega e Tremonti: hanno tradito le imprese |
Ma la vera ripresa dei consumi da parte degli italiani ci sara' solo nel 2012. E' quanto prevede la Confcommercio nel rapporto sui consumi. Dopo il modesto +0,4% del 2010 in termini di crescita dei consumi, nel 2011 si dovrebbe completare la ''guarigione'' dell'economia e del clima di fiducia dei consumatori (+0,9% i consumi in termini reali). La vera ripresa dei consumi e' collocata soltanto nel 2012 (+1,6%), anno nel quale dovrebbe diventare concretamente apprezzabile una fase di crescita, almeno in linea con le dinamiche sperimentate prima del 2007.
Il rapporto della Confcommercio delinea anche le modifiche nella struttura dei consumi. Crescono le quote di risorse devolute alle telecomunicazioni; cresce la quota di spesa per la salute a scapito di quella per il vestiario; continua a svilupparsi l'alimentazione fuori casa, seppure in modo insufficiente a compensare la riduzione relativa all'alimentazione in casa; si riduce la quota destinata alla consumer electronics e all'IT domestico. ''Dopo un 2010 difficile per l'economia e le imprese - l'anno si e', tra l'altro, chiuso con circa 25.000 esercizi al dettaglio in meno - si rischia che il 2011 sia ancora un anno di convalescenza. E', infatti, per il 2012 - afferma il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli - che le nostre previsioni segnalano elementi di piu' robusta ripresa con una crescita dei consumi dell'1,6%, sorretta dal patrimonio di fiducia delle famiglie che, durante e dopo la crisi, hanno sempre mostrato capacita' di reazione e vitalita'. Per questo, occorre accelerare ed intensificare tutte le azioni, le politiche, le riforme utili al rafforzamento della crescita, della produttivita', della competitivita' ed al riassorbimento della disoccupazione. In questo contesto, resta aperta la questione di una progressiva e compatibile riduzione della pressione fiscale complessiva. E' questa, insomma, la via maestra per ridare fiato ai consumi delle famiglie ed agli investimenti delle imprese''.
Tornando al rapporto, Confcommercio rileva che con una riduzione media annua del 2,1% nel biennio 2008-2009, i consumi pro capite tornano ai livelli di dieci anni fa, ma le famiglie italiane, nonostante il perdurare della crisi e la riduzione del reddito disponibile, si sono dimostrate vitali e reattive: meno sprechi, piu' attenzione al rapporto qualita'-prezzo e ricorso anche a quote di risparmi e' stato, infatti, il comportamento di spesa adottato per contenere al massimo la perdita di benessere patita durante la crisi. Tra le voci di consumo, nel biennio 2008-2009, in calo la spesa per le vacanze (-3,2%), i pasti in casa e fuori casa (-3,2%), mobilita' e comunicazioni (-3,1%), l'abbigliamento (-3,1%); di contro, tengono le spese per la salute (+2,5%), per elettrodomestici e IT domestico (+2,4%) e quelle per beni e servizi per la telefonia (+0,4%). E, nell'analisi di lungo periodo (dal 1992 alle previsioni per il 2012), aumenta di cinque volte la spesa per beni e servizi di telecomunicazioni (cellulari, abbonamenti telefonici e internet, ecc.) rispetto a quella per la mobilita' (acquisto di auto e spese di esercizio, carburanti, ecc.); analogamente, ma con minore intensita', si e' modificato il rapporto tra pasti in casa e fuori casa: in pratica, nel 2012 per ogni euro speso per l'alimentazione domestica si spenderanno altri 50 centesimi per consumazioni fuori casa.
Nel terzo trimestre del 2010 - si legge nel Rapporto - il prodotto lordo dell'Italia e' cresciuto di due decimi di punto su base congiunturale. Una variazione inferiore rispetto a quanto fatto registrare dalle economie piu' avanzate (Germania +0,7%, Regno Unito +0,8%, USA +0,5%) e molto esigua in termini pro capite. Non va, pero', trascurato che per il terzo trimestre consecutivo la variazione del Pil e' risultata positiva - e questo indica che il Paese, tecnicamente, e' fuori dalla recessione - e che nei mesi da giugno a settembre, secondo le rilevazioni dell'Indicatore Consumi Confcommercio, la variazione congiunturale dei consumi in termini reali e' stata per tre volte su quattro positiva. Tuttavia, pure in un contesto di prolungata e acuta criticita', le famiglie italiane, hanno manifestato un'ottima capacita' di reazione, scegliendo i beni e i servizi con il migliore rapporto qualita'-prezzo, riducendo gli sprechi, utilizzando una quota dei risparmi per tenere i livelli di benessere raggiunti in precedenza. Superata la recessione, restano pero' ancora aperte le domande sui tempi di recupero del terreno perso nel biennio 2008-2009 che, sfortunatamente, si prospettano lunghissimi. Infatti, guardando alla spesa delle famiglie e agli occupati, non soltanto appare evidente la posizione attuale del livello dei consumi (poco sopra i minimi storici) ma si capisce che la modesta ripresa non si e' trasmessa ancora al mercato del lavoro (anche se i dati nazionali sono il risultato di una crescita occupazionale al Nord-Centro neutralizzata da una continua emorragia di posti di lavoro nel Mezzogiorno). Senza una maggiore occupazione difficilmente si osservera' una curva crescente nella spesa reale per consumi. E senza consumi difficilmente ci sara' una ripresa solida.



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