Conti pubblici/ L'Ue: deficit Italia al 3,8% nel 2009

Lunedì, 19 gennaio 2009 - 11:07:00


Joaquin Almunia
Vola il debito pubblico in Italia che, in rapporto al Pil, passa dal 105,7% precedentemente previsto per quest'anno, al 109,3%. Sono queste le previsioni intermedie pubblicate oggi dalla Commissione Europea per il 2009. A fine 2007, il debito italiano si era fermato al 104,1%, mentre nel 2010, a politiche immutate, dovrebbe salire ancora al 110,3%.

Stesso discorso per il deficit. Nel 2009 dovrebbe salire ancora, dal 2,8% precedentemente  stimato, al -3,8%. Nel 2010, a politiche immutate, dovrebbe scendere al 3,7%, mentre a fine 2007, secondo gli stessi dati, il deficit si era fermato all'1,6%.

Bocciatura/ Standard & Poor's ha abbassato di un punto il rating sul debito della Spagna da 'AAA', ovvero la valutazione massima, ad 'AA-plus'. La settimana scorsa le principali agenzie di rating avevano annunciato di aver messo sotto osservazione il rating della Spagna a causa del rapido rallentamento dell'economia del paese iberico.
E la crisi finanziaria ed economica si fa sentire anche sulla crescita del 2009, con un pil in calo del 2%: nelle sue previsioni, Eurostat concorda quindi con le ultime stime di Bankitalia che danno, appunto, un crollo del 2% per il Pil italiano nel 2009. Per gli esperti di Bruxelles, una boccata d'ossigeno ci sara' nel 2010 quando, a politiche immutate, la crescita dovrebbe tornare di segno positivo e pari allo 0,3%, mentre nel 2007 era ancora all'1,5% ed a fine 2008 (stima) al -0,6%.

In calo anche l'inflazione, dal 3,5% (stima) del 2008, all'1,2% del 2009, per tornare al 2,2% nel 2010, sempre a politiche immutate.

L'Italia presenta numeri nella media dei Paesi dell'euro per i quali la Commissione stima una contrazione del Pil dell'1,9% per l'anno in corso. Siamo insomma in piena recessione. La Commissione rileva che a seguito del deterioramento dei dati dei vari settori di attivita' le previsioni mostrano un accentuato calo del prodotto interno lordo nella prima parte dell'anno''. Una modesta ripresa solo nel 2010 con un'economia in espansione dello 0,4%, riducendo la precedente stima dello 0,9%. La Commissione inoltre rileva che le previsioni tengono conto dei piani di stimolo all'economia varati dai vari paesi europei. Il report della Commissione mette poi in evidenza che ''la situazione dei mercati finanziari e' ancora lontana dal normalizzarsi''. ''Il settore bancario e' nell'occhio del ciclone, i costi di finanziamento stanno aumentando ed i prestiti al settore privato sono in contrazione in particolare nei confronti dei cittadini''.

Tutte le economia europee soffriranno la crisi internazionale. In dettaglio tra i principali paesi la Germania accusera' nell'anno in corso una contrazione del çil del 2,3% per risalire nel 2010 con un +0,7%. In calo dell'1,8% il pil della Francia nel 2009 e un +0,4% l'anno prossimo. Per il 2009 contrazione del 2% per il pil spagnolo che anche nel 2010 continuera' ad aere una variazione negativa con un calo dello 0,2%.

Anche sul fronte dei conti pubblici la crisi presenta un costo elevato. Il rapporto deficit/Pil nell'area euro nel 2009 si attestera' al 4% dall'1,7% del 2008. La Germania riuscira' a contenere il deficit al 2,9% mentre la Francia accusera' un balzo deld eficit al 5,4% per attestarsi al 5% nel 2010. Ancora peggio la situazione della Spagna che nel 2009 vedra' il Pil salire al 6,2% e consolidarsi al 5,7% l'anno prossimo.

Male anche sul fronte della disoccupazione, in tutta Europa. Nel 2009 Nella zona euro il dato sarà del 9,3% e nei ventisette dell'8,7%, con 3,5 milioni di posti di lavoro in meno. In Italia il tasso di disoccupazione sarà dell'8,2%, contro il 6,7% del 2008. Nel 2009 salirà ulteriormente all'8,7%, a politiche invariate, mentre per Eurolandia sarà al 10,2% e nell'Ue al 9,5%.

Ma secondo il commissario europeo all'economia, Joaquin Almunia, "un recupero graduale sia pure modesto ci dovrebbe essere gia' nella seconda parte dell'anno". Nella conferenza stampa, il commissario socialista non esita tuttavia a parlare di "previsioni un po' cupe", e spiega che il loro anticipo, insieme all'allargamento a tutti i paesi europei, e' destinato a consentire un migliore e continuo monitoraggio dei piani anti crisi.

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