Sistema Confindustria/ LCdM ha dietro il braccio armato Generali. Ecco perché ha scelto Vecchioni

In molti se lo sono chiesto. Cosa lega l'ex presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni (nella foto) e Luca Cordero di Montezemolo, numero uno di Italia Futura che ha appena nominato l'imprenditore agricolo cordinatore nazionale della sua fondazione?
Sono tutti e due capitani d'azienda, è la risposta più immediata. Inoltre, Confagricoltura è l'associazione che raggruppa le imprese agricole aderente al sistema Confindustria e Vecchioni l'ha guidata anche mentre Mr Ferrari era alla tolda di comando in Viale dell'Astronomia, prima di lasciare il timone ad Emma Marcegaglia. Quindi, la vecchia militanza confindustriale li ha sicuramente accomunati. Ma c'è di più.
Mr Ferrari ha affidato a Vecchioni un incarico importantissimo. Fondamentale per il suo futuro politico e cioè sovrintendere allo sviluppo della rete di associazioni regionali di Italia Futura su tutto il territorio nazionale e coordinarne le attività. Fare, quindi, della fondazione una "gioiosa" macchina da guerra. Se è vero, come sembra, che Montezemolo si sta preparando per la grande discesa in politica, il suo successo alle elezioni politiche del 2013 dipenderà sicuramente dalla capacità di Vecchioni di "fargli la squadra".
Ripercorrendo la provenienza e la storia imprenditoriale di Vecchioni, gli attenti osservatori delle dinamiche in Viale dell'Astronomia spiegano che è possibile capire perché la scelta di LCdM sia ricaduta proprio sull'ex numero uno di Confagricoltura. Vecchioni è padovano di nascita, proveniente da quel NordEst laborioso da cui provengono però anche alcuni grandi gruppi finanziari del Paese. Generali in primis, dove l'amministratore delegato del Leone Giovanni Perissinotto, sebbene abbia mantenuto la sede (storica) legale a Trieste, ha trasferito il quartier generale operativo a Mogliano Veneto. Area in cui è riuscito ad intrecciare legami importantissimi con l'opulento Veneto, legami che gli sono fruttati pure l'ingresso dei ricchissimi Amenduni di Vicenza nel capitale di Generali. Una rete importante e consolidata, dunque.
Anche grazie all'intervento di Perissinotto, Vecchioni ha dato vita nel 2008 a Terrae, una delle più grandi società agricole italiane che produce energia elettrica con le biomasse. Esperimento che, dopo l'abbandono del nucleare in Italia, si è rivelato decisamente vincente, ma il cui successo è dipeso anche dalla sapiente maestria con cui l'ex Confagricoltura ha costruito il capitale della società. Vecchioni ha come soci altri big player del capitalismo tricolore: oltre a Generali, sono presenti anche il gruppo Gavio (che presto grazie alla "sguardo benevolo" di Mediobanca metterà le mani su Impregilo) ed Enel Green Power, colosso italiano delle rinnovabili. Insomma, mezza Confindustria. Si può dire che Vecchioni è riuscito ad unire i grandi gruppi pubblici e privati. Prova dove, invece, la Marcegaglia ha fatto qualche fatica.
Ora, il passaggio finale. Grazie al trait d'union Vecchioni, può essere che, concludono il loro ragionamento i fini analisti, Montezemolo, che in Viale dell'Astronomia non aveva moltissimi fan a NordEst (alcuni dei vecchi mal di pancia della base venivano proprio da Veneto e Friuli), si stia preparando al grande appuntamento del 2013, ricucendo e cercando l'appoggio di quella parte importante del Paese che, assieme alla Lombardia, fa crescere il Pil italiano (e basta guardare il rally estivo dello spread per capire quanto ce ne sia bisogno).
In più, se si pensa che, concludono gli osservatori, c'è Luigi Abete (vicinissimo a Della Valle e al presidente di Italia Futura) in manovra che sta portando avanti un piano per riformare la costosissima struttura di Confindustria, facendo entrare nell'associazione banche e assicurazioni e dare così una risposta al grande problema delle Pmi che è l'accesso al credito, non si va lontano dalla verità, asserendo che Montezemolo si stia muovendo per costruirsi il sostegno in blocco di Confindustria, una volta che si andrà alle urne. Se poi, infine, Alberto Bombassei trionfasse in primavera su Giorgio Squinzi (uomo della Marcegaglia) nelle elezioni dell'associazione degli imprenditori, Mr Ferrari chiuderebbe il cerchio, riuscendo a riportare in Viale dell'Astronomia la riottosa Fiat (Bombassei siede nel board del Lingotto) e ricompattando definitivamente il fronte grandi e piccole imprese. Prova dove in Confindustria molti hanno fallito.


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