Liberalizzazioni/ Orari non-stop, commercianti furiosi: "Colpisce i negozi piccoli"

Mercoledì, 4 gennaio 2012 - 10:59:21
donna che fa la spesa

La liberalizzazione totale di orari e giorni di apertura dei negozi, entrata in vigore con l’inizio dell’anno con il decreto salva-Italia di Mario Monti, manda su tutte le furie i negozianti.

La rivolta dei piccoli commercianti è partita da Roma, dove Confesercenti ha minacciato lo sciopero generale "contro i continui interventi di governi nazionali e locali che colpiscono esclusivamente le piccole e medie imprese del commercio".

"La misura è ormai colma, o si interviene a sostegno delle Pmi o sarà serrata - ha attaccato Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma - In una situazione così allarmante sotto il profilo dei consumi, le scelte effettuate si traducono in un colpo mortale alle debolissime forze ancora rappresentate dalle piccole imprese commerciali". Secondo l’associazione di categoria, infatti, soltanto nel Lazio sarebbero a rischio oltre 100 mila attività e circa 300 mila posti di lavoro.

A chiarire i contorni della vicenda sarà probabilmente l’iniziativa della Regione Toscana, che ha deciso di impugnare alla Corte costituzionale per conflitto di competenza le ultime norme sulla riforma del commercio.

"La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese - ha sottolineato il presidente Enrico Rossi - Tutto questo mentre bisognerebbe invece rilanciare il piccolo commercio per fini sociali, di sicurezza, vivibilità e di identità". La Toscana chiede in materia l’applicazione della norma regionale, approvata il 27 dicembre scorso, che prevede limiti più stringenti per le aperture degli esercizi rispetto a quella nazionale. Da qui il ricorso alla Consulta, che dovrà decidere sul conflitto di competenza, in materia di commercio, tra Stato e Regione. Anche altri enti potrebbero percorrere la stessa strada della Toscana e ricorrere contro la liberalizzazione: hanno tre mesi di tempo per farlo.

"Per gli organi regionali non è prevista la possibilità di recepire o meno la legge - ha spiegato Luigi Taranto, segretario generale Confcommercio - È arrivata senza consultazione o accordo ma è di fatto in vigore su tutto il territorio nazionale: a nostro avviso, si tratta di una forzatura". Contro le nuove norme si schierano anche il Comune di Torino e la Regione Piemonte, che parlano di provvedimento inutile. Ma tra gli amministratori di centrosinistra ci sono anche posizioni favorevoli alla riforma, come quella del sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Sul fronte pro liberalizzazione ci sono i consumatori: "L’abolizione delle norme che prevedevano orari massimi di apertura giornaliera degli esercizi commerciali, nonché della chiusura nei giorni festivi, offrirà una opportunità di acquisto, di scelta e di comparazione anche in orari diversi da quelli in cui la maggior parte dei consumatori lavora", ha assicurato Carlo Pileri, presidente dell’Adoc. Federconsumatori, invece, suggerisce una regolamentazione locale tra commercianti: una "turnazione intelligente" degli esercizi di un quartiere, all’insegna dello slogan "Mai tutti aperti, mai tutti chiusi".

Altro fronte di polemica è quello relativo ai pubblici esercizi: bar, ristoranti e altri locali di somministrazione di alimenti e bevande potranno restare aperti anche tutta la notte. Qui le associazioni di categoria hanno una posizione più favorevole alla liberalizzazione degli orari, ma a protestare sono i comitati dei residenti dei quartieri, come il centro storico di Roma, particolarmente colpiti dagli eccessi della vita notturna. Infine, fra le grandi catene di supermercati, che sono i maggiori benefiaciari delle nuovo pacchetto di norme, è già partita la sfida. Esselunga e Conad: sì a tutte le domeniche. La Coop: contrari, ma pronti alla guerra.

 



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