Risparmio, banche e clienti parlano due lingue diverse
Di Giannina Puddu
Durante il suo intervento al Cnel, svoltosi a Roma, il vice direttore generale di Bankitalia Anna Maria Tarantola ha, tra l’altro, osservato: "Le scarsissime conoscenze della popolazione italiana relativamente a concetti di base di economia e finanza" si configurano come "una vera emergenza nazionale". Ha espresso la sua osservazione parlando dell’attività di formazione tecnica e di indagine svolta dalla banca.
"Circa la meta' delle famiglie italiane - ha proseguito - non dispone delle nozioni fondamentali per effettuare con competenza le operazioni finanziarie piu' diffuse. Meno del 30% delle famiglie e' in grado di calcolare il rendimento di un titolo e solo il 40% gli interessi maturati".
La Tarantola ha confermato un dato noto anche intuitivamente. Ma, se il sistema bancario è consapevole di tale situazione, e ne soffre, non si capisce il suo atteggiamento al cospetto degli stessi risparmiatori per i quali si prevede il processo di acculturamento finanziario.
Una cliente di Free&Partners (società di consulenza finanziaria) ha sottoscritto, nell’anno 2007 (prima di conoscere Free&Partners), un’obbligazione emessa da Merril Lynch & Co., Inc., denominata Merril Lynch 2007/2010 Strategia Dinamica 16° emissione – Zero Coupon. L’obbligazione non è quotata e non è possibile il rimborso prima della scadenza. Quindi, la cliente deve dimenticarsi dei suoi soldi per tutta la durata contrattuale. Anche in caso di necessità non potrà attingere. Il rendimento, essendo uno zero coupon, quindi non essendo previste cedole, sarà dato dalla differenza tra il valore di acquisto pari a 97 ed il nominale a scadenza pari a 100. Pertanto, il rendimento calcolato lordo sarà pari all’1,02% ovvero pari allo 0,89% netto. A fronte di un rendimento così basso (nel 2007) l’obbligazione sarebbe stata invendibile. Infatti, per renderla più attraente, l’emittente ha previsto un “premio di rimborso a scadenza”. La promessa di tale “premio di rimborso” ha convinto la cliente alla sottoscrizione. Leggendo il contratto che regola l’operazione, a proposito del “premio”, si legge quanto sotto:
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L’indagine recente promossa dall’ABI sulla conoscenza media della materia finanziaria rivela che i risparmiatori italiani non superano l’esame portando a casa un misero voto pari a 3,5! Bankitalia, a voce del suo vice direttore generale, conferma il voto.
C’è da chiedersi, dunque, con quale consapevolezza, la signora di cui sopra abbia potuto sottoscrivere l’obbligazione descritta. C’è da chiedersi, inoltre, quale dinamica abbia indotto l’acquisto di un prodotto finanziario presentato in modo così complesso da impegnare, con le sue formule matematiche, anche i più raffinati addetti ai lavori.
In sostanza, se è certo che il risparmiatore italiano non conosce neanche l’a,b,c della finanza perché offrirgli prodotti di livello universitario?



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