Clima/ La Cina gela il vertice: "Non c'è possibilità d'accordo"
E' calato il gelo, non solo da un punto di vista metereologico, sul vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici. Nella notte la Cina ha fatto sapere di non vedere alcuna possibilita' di raggiungere un accordo operativo in questa settimana e ha suggerito di limitarsi a una "breve dichiarazione politica di qualche genere". La notizia, anticipata da una fonte anonima che partecipa ai negoziati, deve essere confermata ufficialmente e qualche schiarita si avra' oggi, con la conferenza stampa del premier cinese, Wen Jiabao.
Per il summit e' l'ora della verita': domani sbarchera' nella capitale danese anche l'altro grande protagonista, il presidente Usa, Barack Obama, che parte nella notte da Washington. Ma lo scetticismo e' ormai palpabile. In partenza da New Delhi, il premier indiano, Manmohan Singh, ha contribuito ad accentuare il pessimismo, ripetendo che "l'India non accettera' alcun accordo sul clima che rallenti i suoi sforzi per alleviare la poverta' di milioni di persone".
"I cambiamenti climatici non possono essere affrontati perpetuando la poverta' dei Paesi in via di sviluppo", ha avvertito. L'Ue ha invitato tutti a offrire "la massima flessibilita' per arrivare a un accordo" ma il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che al summit rappresentera' anche il convalescente Silvio Berlusconi, ha ammesso davanti al Bundestag che le notizie in arrivo da Copenaghen "non sono buone". A meno di 48 ore dalla chiusura del summit, il rush finale si gioca in gran parte tra Cina e Usa. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che fa da battistrada a Obama, ha subito detto che gli Usa sono disposti a dare il loro contributo "allo sforzo globale" per il fondo da 100 miliardi di dollari annuali fino al 2020 per aiutare i Paesi poveri a adottare tecnologie pulite; ma ha anche puntato l'indice contro la Cina, facendo capire che l'impegno statunitense non sara' possibile "senza la trasparenza", ovvero se Pechino insistera' nel voler impedire le verifiche sul proprio territorio per il controllo delle emissioni di CO2.
Intanto, la presidenza danese ha fatto sapere che non presentera' una proposta ufficiale di accordo e, in un tentativo in extremis di salvare il summit, ha annunciato la creazione di due gruppi di lavoro. Il nodo e' sempre lo stesso: i Paesi ricchi si contrappongono a quelli emergenti e a quelli piu' poveri sulle entita' dei tagli delle emissioni di C02, sulle verifiche e sugli aiuti da destinare alle economie piu' deboli. Il sudanese Stanislaus Lumumba Di-Aping, portavoce del G77 dei non allineati, ha chiesto che si cominci a negoziare dal documento di Kyoto, che per anni e' stato l'elemento della discordia tra i Paesi in via di sviluppo e gli Usa, che non hanno mai ratificato il protocollo.



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