Clima, aspettando "Obama-green"
Di Antonio Felice - da greenplanet.net
Al Gore, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti che ha vinto il Nobel per la pace nel 2007, è stato chiaro: "Il clima sta cambiando. I ghiacciai si stanno sciogliendo. La siccità aumenta. E l'Europa meridionale è minacciata dalla desertificazione. Ma c'è ancora gente che contesta le scoperte di Galileo. C'è chi contesta l'evoluzione, e anche chi crede che la terra sia piatta. Per loro la realtà non conta. Chi nega l'emergenza climatica fa il gioco dei grandi inquinatori".
E dunque, cosa possiamo aspettarci dal vertice sul clima, organizzato dall'ONU, che si concluderà venerdì a Copenhagen? Se tutto va bene, un'intesa di massima che solo in futuro potrà diventare un trattato vero e proprio, riconosciuto a livello internazionale. Malgrado la svolta green di Obama negli Stati Uniti, infatti, gli interessi in campo restano non solo forti ma contrastanti, e rendono cauti anche coloro che credono che i cambiamenti climatici rappresentino una "minaccia effettiva". Che si vada verso un progressivo riscaldamento del clima, destinato a crescere negli anni fino a diventare una minaccia devastante, soprattutto per l'innalzamento dei livelli dei mari e degli oceani, oppure che i fenomeni climatici possano in qualche modo configurarsi come "naturali" e rientrino in una dimensione meno drammatica, ciò non toglie che esista un forte problema di inquinamento legato alle attività umane tipiche dell'era industriale, cresciuto in modo esponenziale con il boom economico dei Paesi emergenti.
Oggi sappiamo molto bene chi sono i Paesi grandi inquinatori. Nelle prime cinque posizioni, tre Paesi appartengono ai cosiddetti BRIC, e cioè alle grandi economie emergenti. Dopo gli Stati Uniti infatti, il grande inquinatore è la Cina, seguita dalla Russia, dall'India e dal Giappone. Tra i primi dieci Paesi inquinatori troviamo anche la Corea del Sud, il Canada, e poi tre Paesi europei come la Germania, la Gran Bretagna e - unico Paese mediterraneo - l'Italia. Nella grande elaborazione in corso in tutto il mondo sui problemi ecologici globali, non è difficile trovare anche la classifica delle città più inquinate. Ebbene, tra le prime dieci non ce n'è una in Europa o nel Mediterraneo, e nemmeno nel Nord America. Cina, India e Russia raccolgono ben sei di queste dieci città, a conferma che le economie emergenti sono anche quelle più inquinanti perché, nella corsa allo sviluppo, le precauzioni ambientali applicate nei Paesi più avanzati non godono di sufficiente attenzione. Un accordo perché si inquini meno e lo sviluppo assuma caratteristiche più compatibili con gli equilibri ambientali è fuor di dubbio una necessità urgente da quando fabbriche, automobili, consumi di massa non sono più appannaggio di pochi Paesi.
Ma è l'America di Obama che deve dare l'esempio. Se la Cina in pochi anni è diventata seconda solo agli USA per inquinamento dell'aria prodotto, non bisogna dimenticare lo scandalo di un'America che con 305 milioni di abitanti continua a inquinare nettamente di più di una Cina che di abitanti ne conta un miliardo e 300 milioni e che per questo non intende, giustamente, prendere lezioni dagli americani. Dunque Obama è adesso, prima che il vertice di Copenhagen finisca, che deve mostrare di che pasta è fatto davvero.



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