CityLife/ Anche dopo l’uscita di Lamaro i Ligresti restano della partita, per poter cedere meglio le loro quote
Chi gliel'ha fatto fare? E' la domanda che circola in queste ore nelle sale contrattazioni di Milano dopo il diffondersi della notizia relativa alla partecipazione, in extremis, di Fondiaria-Sai alla spartizione della quota (20%) finora in mano a Lamaro (gruppo Toti) nel progetto CityLife. Una quota, quella dell'immobiliarista romano, che fino a ieri sembrava destinata ad essere spartita tra Generali (pronta a rilevarne il 15% salendo dal 26,6% al 41,6%) e Allianz (che sarebbe passata invece dal 26,6% al 31,6%), lasciando la compagnia della famiglia Ligresti in minoranza col 26,6%.
La risposta sussurrata da alcuni analisti è la seguente: a convincere l'ingegnere siciliano sarebbe stata la presenza, da tempo, di un gruppo immobiliare fortemente interessato al progetto. Un gruppo che chiaramente non avrebbe interesse a entrare in punta di piedi, per cui era indispensabile quanto meno mantenere lo status di socio paritetico con le due compagnie assicurative, status che la vendita pro-quota ai tre soci consente di mantenere, facendo salire ciascun gruppo al 33,33% del capitale sociale.
La voce circolata fino a qualche ora fa di una mancanza di liquidità dei Ligresti appariva del resto più "di parte" che credibile, visto che solo di dividendi Premafin (controllante di Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni) stacca quest'anno un assegno da quasi 56 milioni di euro e non dovrebbe dunque avere particolari difficoltà a pagare una ventina di milioni di euro (la quota dei Toti in CityLife ha un valore di mercato non superiore ai 60 milioni di euro).
Piuttosto i problemi si presenterebbero nei mesi a venire, dato che per portare a termine le tre torri, il parco e il nuovo museo d'arte contemporanea costa ogni giorno di più: dagli 1,7 miliardi previsti inizialmente (2005) si è ormai superata quota 2,1 miliardi (a fine 2009), con una leva finanziaria che partita dall'80%-85% si sta riducendo (a regime non dovrebbe superare il 60%), il che significa che oltre alle banche a finanziare il progetto saranno direttamente i soci.



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