Pianeta Cina/ Pechino cambia pelle per ripartire, Barclays vola sulle ali dell'investment banking
La Cina è sempre più vicina: la conferma viene dal dato di luglio dell'indice Clsa China Purchasing Managers, salito a quota 52,8, dai 51,8 punti di giugno, quarto rialzo consecutivo e livello più elevato da un anno a questa parte. Un fatto che conferma, ove mai ce ne fosse bisogno, che la ripresa cinese è in atto, stimolata dal pacchetto di misure da 4 triliardi di yuan varato lo scorso aprile da Pechino e indirizzato a stimolare la domanda interna cinese.
E proprio questa è la sostanziale differenza tra la Cina attuale e quella anche solo di sette mesi or sono: la Cina "versione 2008" era ancora un mercato emergente, che faceva delle Olimpiadi una vetrina internazionale per attirare commesse da clienti sparsi in tutto il mondo e allo stesso tempo per promuovere accordi che facilitassero il trasferimento di capitali e know-how occidentali sul suo territorio. Un paese dunque che si apriva agli investitori internazionali ma che ancora puntava sulle sue esportazioni per ridurre il più rapidamente possibile il gap esistente con il ricco Occidente.
Tutto questo dopo il fallimento di Lehman Brothers e l'ulteriore acuirsi della crisi finanziaria e reale in tutto il mondo non è più stato possibile. Le esportazioni sono crollate e la crescita del Pil cinese è rallentata bruscamente, pur rimanendo sempre a livelli inimmaginabili per i mercati sviluppati. Oltre 20 milioni di lavoratori hanno perso il posto in pochi mesi e dalle grandi città sono dovuti tornare nelle campagne, il partito comunista cinese ha allora giocato l'unica carta a sua disposizione: far crescere la domanda interna varando una serie di misure a sostegno del reddito della classe media e degli investimenti infrastrutturali.



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