Cina/ Mentre l'economia mostra segnali di riaccelerazione, Pechino aggiorna il suo modello di crescita
Una novità che offre opportunità (oltre che rischi, naturalmente) per tutte quelle aziende occidentali che sapranno muoversi per tempo stringendo partnership con gruppi locali non più per sfruttare il basso costo di manodopera e produrre beni e servizi destinati al mercato mondiale, bensì per proporre la propria offerta al mercato cinese.
Una novità, tra l'altro, che comporterà verosimilmente un riequilibrio degli scambi commerciali da un lato ma anche minori investimenti all'estero della Cina, divenuta negli ultimi anni il principale creditore degli Stati Uniti. Il che qualche problema potrebbe crearlo a Barack Obama e ai suoi successori, vista l'attuale crescita del debito pubblico americano in risposta ai piani di sostegno dell'economia a stelle e strisce varati da Washington in questi mesi.
Vero è che Obama ha già promesso di tornare a ridurre il debito, anche a costo di aumentare le tasse, e che Pechino a sua volta dovrà procedere molto gradualmente, al di là dei proclami "tattici" sulla necessità di nuove valute mondiali, dato che i problemi che la Cina si troverà ad affrontare non sono di poco conto (uno per tutti quello previdenziale, che impedirà di trasformare troppo rapidamente il risparmio attuale in consumi futuri). Ma pochi dubitano ormai che il dragone cinese proseguirà la sua crescita senza variare di una virgola il modello visto in questi anni.
Luca Spoldi



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