Casi e casini di borsa/ Intesa Sanpaolo non pensa a Denitz, ma la Turchia resta strategica per molti istituti
Denitz Bank, la controllata turca del gruppo Dexia messa da poco sul mercato nell’ambito della ristrutturazione del gruppo franco-belga, non interessa a Intesa Sanpaolo, secondo quanto dichiarato oggi dall’amministratore delegato del gruppo italiano, Corrado Passera, che ha smentito così le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sui mercati.
Intesa Sanpaolo, per il momento presente in Turchia solo attraverso un ufficio di rappresentanza ad Ankara, non sembrava del resto il candidato più probabile all’acquisto, pur avendo lasciato capire ancora la scorsa estate di guardare con attenzione alla sponda Sud del mediterraneo, perché altri concorrenti come Hsbc e soprattutto la russa Sberbank (da alcuni già indicata come possibile pretendente per Alior bank, istituto polacco controllato dalla Carlo Tassara di Romain Zaleski che potrebbe a sua volta essere ceduto a breve) sembrano potersi permettere un “appetito per il rischio” maggior dell’istituto italiano in questo momento.
Ciò nonostante la Turchia, la cui candidatura come nuovo membro dell’Unione Europea sembra per il momento in stand bye dopo che la Commissione Ue ha suggerito di avviare colloqui con Serbia e Montenegro quali nuovi candidati, criticando invece apertamente Ankara per non aver fatto abbastanza per normalizzare le sue relazioni con Cipro, resta la potenza che va sempre più emergendo in un’area delicatissima, con una crescente influenza economica non solo nei confronti dell’Europa e del Mediterraneo ma anche del vicino Medio Oriente.
Così solo pochi giorni fa Roberto Nicastro, direttore generale di UniCredit, ha ribadito che “la Turchia e la nostra controllata Yapi Kredi”, che con mille filiali e circa 10 mila dipendenti rappresenta la quarta banca del paese, restano “una priorità e un’area di sviluppo” per il gruppo italiano, pur escludendo piani di ulteriore espansione a breve termine che non siano quelli di una crescita organica in termini di filiali aggiuntive e di ulteriori investimenti.
C’è da credergli, visto che già oggi il gruppo ha più clienti in Turchia che in Italia (circa 10 milioni di persone) e che la Turchia è uno tra i paesi col più elevato volume di transazioni tramite carte di credito. Un business redditizio e poco esposto alla volatilità dei mercati finanziari che potrebbe rivelarsi prezioso proprio ora che si inizia a parlare della necessità di una massiccia ricapitalizzazione dei maggiori istituti europei (UniCredit compreso) e, parallelamente, di un possibile “haircut” (ossia di un taglio dei rimborsi) sui titoli di stato di Atene ben superiore al 21% concordato lo scorso luglio dalla Grecia con le principali banche europee.
Un taglio, ha già spiegato il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackerman, che potrebbe indurre una nuova “stretta creditizia” tanto più marcata (e prolungata nel tempo) quanto maggiore saranno le perdite che i bondholder privati dovranno alla fine addossarsi per salvare la Grecia e quindi l’euro. Stretta che molti istituti potrebbero cercare di compensare puntando maggiormente su mercati emergenti come la Turchia, appunto.
Luca Spoldi


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