Casi e casini di borsa/ UniCredit corre ancora, Del Vecchio e altri soci italiani potrebbero salire di peso
Di Luca Spoldi
Mentre in borsa il titolo continua a recuperare terreno risalendo sui 3,75 euro, l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro di UniCredit si avvicina a conclusione dopo che venerdì scorso è terminata la trattazione in borsa dei diritti, diritti che dovranno ora essere esercitati entro il 27 gennaio pena la decadenza. A favorire il recupero da parte dell’azione (che comunque nell’ultimo mese segna una performance negativa di oltre 17 punti, avendo perso nell’ultimo anno oltre due terzi del proprio valore) sono le voci di una sottoscrizione elevata dei diritti stessi (si è parlato di una previsione attorno al 90%-95% di conversione dei diritti in nuovi titoli) che leverebbe un peso dalle spalle di Mediobanca e Bank of America Merrill Lynch e della trentina scarsa di istituti che compongono il consorzio di garanzia allestito per l’operazione. Un successo per alcuni segnale di prossimi ribaltoni all’interno del “nocciolo duro” di azionisti di riferimento. In affanno le Fondazioni bancarie italiane, specie quelle più vicine alla Lega Nord, al palo i soci Libici, ad aver approfittato dell’operazione potrebbero essere stati, oltre a più o meno probabili investitori “asiatici”, imprenditori italiani come Leonardo Del Vecchio, attualmente socio allo 0,5% che ha confermato di dover “ancora decidere” se limitarsi a sottoscrivere pro-quota o salire di peso.
Una ammissione che sembrerebbe far propendere per la seconda ipotesi visto che non pare probabile che il patron di Luxottica si sia divertito a spendere qualche milione di euro per acquistare diritti da non esercitare (buttando così via i soldi spesi per rilevarli sul mercato) né sembra probabile si potesse riferire ad acquisti effettuati direttamente sul listino (visto che i nuovi titoli sono stato offerti a sconto rispetto alle quotazioni di borsa). Altri in predicato di fare il proprio ingresso nell’ennesimo “salotto buono” della finanza italiana sarebbero Diego Della Valle (per alcuni pronto a sfiorare il 2%, il suo storico rivale Mario Moretti Polegato (numero uno di Geox), ma anche la famiglia Tronchetti Provera e il suo alleato emiliano (ma con attività nel genovese) Malacalza. In discesa sono invece confermati i Pesenti (finora allo 0,5%), i Maramotti (che potrebbero dimezzare la propria quota dall’1,22% allo 0,66%) e ovviamente i Ligresti (impegnati a trattare la propria ritirata dal gruppo Premafin-FondiariaSai). Mentre è confermata la decisione del fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, di salire dal 4,99% al 6,5%.
A meno che non si tratti solo di voci create “ad arte” per convincere gli indecisi a convertire i diritti ed evitare un esito meno felice di quello che Federico Ghizzoni e i suoi advisor sembrano certi di ottenere di qui a pochi giorni. Esito da cui probabilmente dipenderanno non solo i giochi di potere tra i “signori dei salotti” italiani, ma anche la decisione di altre “banche zombie” in tutta Europa di procedere o meno con nuovi aumenti di capitale nei prossimi mesi, parallelamente a ulteriori pulizie di bilancio.


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