Caro-tariffe/ Atlantia e Autostrada Torino-Milano attendono l’incremento dei pedaggi per il 2012

Mentre a Piazza Affari tutti gli occhi sono puntati sui titoli finanziari, che oggi traggono nuova linfa dall’ottimo risultato dell’asta dei Bot a 6 mesi (9 miliardi collocati al tasso lordo del 3,251% contro il 6,50% dell’asta precedente) e da quello comunque discreto del Ctz settembre 2013 (la cui settima tranche è stata collocata per 1,733 miliardi al tasso lordo del 4,853% contro il 7,814% dell’asta precedente), in attesa del vero test di domani, quando il Tesoro dovrà collocare una decina di miliardi di Btp, quasi in punta di piedi Atlantia recupera e chiude ai 12,3 euro per azione (+0,57%) sulle indiscrezioni che hanno preso a circolare da ieri pomeriggio di un possibile nuovo aumento tariffario che il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, e il premier Mario Monti sarebbero pronti a proporre già nel Consiglio dei ministri odierno.
La nuova “stangatina” dovrebbe tradursi in rincari tra il 2,5% e l’11% a seconda delle singole tratte, per un incremento medio complessivo inferiore al 3% e dunque in linea coi parametri previsti dalla legislazione, che legano ogni incremento tariffario all’andamento dell’inflazione e ai lavori e investimenti effettivamente realizzati (e non solo annunciati) dalle società concessionarie. Il provvedimento, se verranno confermate le anticipazioni, è meno oneroso per le tasche degli automobilisti di quello dell’anno passato (quando l’aumento medio dei pedaggi fu pari al 7%, con una punta di +19% per la Torino-Milano dei Gavio) ed è comunque dato per scontato dalla Borsa, indipendentemente dall’eventuale sblocco dei finanziamenti per le grandi opere o altre misure di rilancio del settore.
Se sul web e sulla stampa trapelano prime reazioni negative per un provvedimento che pure dovrebbe essere “ordinario” ma viene vissuto come l’ennesimo “regalo” ai “soliti amici” in un periodo altrimenti di austerity per tutti i tax payer italiani, alle prese con i primi sintomi di una nuova stretta del credito e parallelamente l’ennesimo incremento della pressione fiscale, la notizia non suscita per ore particolari reazioni tra analisti e gestori, che semmai guardano con attenzione alle piroette del prezzo del petrolio, tornato ieri sopra i 100 dollari al barile dopo le minacce iraniane di bloccare “facilmente” il traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz in caso di embarghi occidentali.


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