Scenari/ Confermato il calo del Pil Usa nel II trimestre (-1%), meno brillanti i dati del mercato del lavoro ma a Wall Street va bene così

Giovedì, 27 agosto 2009 - 16:54:00

Mercati/ Borse Ue giù. Milano -0,35%

Ripresa, sorride tutta l'Europa... tranne la Spagna

FMI: RIPRESA IN VISTA MA PRESTO PER EXIT STRATEGY - Una ripresa dell'economia mondiale "e' in vista", ma "c'e' ancora molto lavoro da fare" e "non e' ancora tempo di attuare una exit strategy". Lo ha detto il portavoce del Fondo monetario internazionale, Caroline Atkinson, secondo cui "bisogna andare avanti con le strategie aggressive messe finora in campo".

Nonostante i dati macro nel complesso positivi Wall Street scivola rapidamente in rosso, tanto che dopo la prima mezzora abbondante di scambi l’indice Dow Jones cede lo 0,71%, mentre l’S&P500 è in calo dell’1%, il Nasdaq dell’1,44% (semiconduttori: -1,78%) e le small cap del Russell 2.000 perdono l’1,22%. Eppure gli operatori non si mostrano particolarmente preoccupati ed anzi parlano di una pausa salutare dopo mesi di movimenti frenetici al ribasso prima e al rialzo a partire dallo scorso marzo sino a poche sedute or sono.

Il quadro macroeconomico del resto continua a offrire conferme delle previsioni che parlano di una graduale ripresa sul fronte della produzione e ciò nonostante di un permanere della debolezza del mercato del lavoro. Debolezza che però, complici le misure di sostegno varate dall’amministrazione Obama e del calo dei prezzi e dei tassi, non è tale da minare ulteriormente la stabilità del mercato immobiliare che, almeno per la parte residenziale, continua a dare qualche segnale confortante dopo un biennio da incubo.

Così il fatto che oggi a sorpresa il Pil del secondo trimestre si sia confermato in calo dell’1% su base annualizzata (gli analisti si attendevano una revisione al ribasso delle stime, all’1,5% di calo) dopo il -6,4% dei primi tre mesi dell’anno, viene letto come l’ennesima conferma che sì, il peggio per l’apparato produttivo è alle spalle. Meno brillante il dato dei jobless claims (i sussidi di disoccupazione) calati su base settimanale di 10 mila unità a quota 570 mila, contro previsioni pari a 565 mila e rispetto ai 433 mila di inizio anno. In calo anche il numero dei continuing claims (sussidi contro la disoccupazione di lunga durata), scesi di 119 mila a quota 6,13 milioni, il minimo dallo scorso aprile ma pur sempre un dato elevato.

La ripresina ventura (la Casa Bianca, che certo non vuole essere pessimista al riguardo, parla di Pil in calo nel complesso del 2,8% nel 2009, per poi risalire ma solo del 2% nel 2010, rispetto a stime inizialmente pari a +3,2%) non porterà con se particolari miglioramenti del mercato del lavoro, che entro fine anno dovrebbe anzi vedere la disoccupazione salire fino alla soglia psicologica del 10%.

Ma questo se per l’americano comune vuol solo dire doversi riabituare (in verità lo sta già facendo da qualche mese) a risparmiare almeno una frazione del proprio reddito dopo anni di consumi “a credito” che avevano portato a tassi di risparmio negativi, per un investitore potrebbe essere tutto sommato uno scenario positivo.

Una ripresa che non porti con sé centinaia di migliaia di nuove assunzioni vuol dire di fatto un forte efficientamento degli apparati produttivi (avvenuto in questi mesi a colpi di licenziamenti e ridefinizioni dei contratti di lavoro) e poco o nullo spazio per l’inflazione. La presenza, riconfermata per un altro mandato, di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve garantisce di contro una guida pragmatica alla banca centrale americana, che dunque non avrà fretta di rialzare i tassi ed anzi continuerà a dirsi pronta ad utilizzare misure eccezionali per prevenire anche il rischio, ormai remoto ma non del tutto scomparso, di una seconda ricaduta agli inizi del prossimo anno quando verranno gradualmente meno le misure straordinarie varate da Obama nei mesi scorsi.

Utili in recupero, tassi stabili, prezzi sotto controllo: tutto sommato un quadro che ai mercati non può che far piacere. Che poi sotto la cenere covino molteplici tensioni appare inevitabile data la durezza della crisi attraversata in questi ultimi due anni circa dall’economia americana e mondiale. Ma questa è materia più di politica economica (e fiscale) che non un tema d’investimento, almeno per i prossimi trimestri. Quanto basta per prevedere che alla fase di relativa calma che i mercati paiono intenzionati a concedersi per qualche settimana possa seguire una ripresa, sia pure a tassi meno frenetici di quelli delle scorse settimane, del trend di recupero dei listini mondiali.

Luca Spoldi

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