Cadbury/ Kraft aumenta l'offerta: è fatta

Martedì, 19 gennaio 2010 - 10:03:00

Chi ha una certa memoria di Wall Street e dei suoi meccanismi non è sorpreso: dopo settimane di violenti scontri verbali, di offerte proposte, rifiutate sdegnosamente, migliorate e nuovamente rigettate al mittente, tra Cadbury e Kraft Foods è scoppiata la pace.

Il tutto, ovviamente, dopo che è venuta meno, di fatto, l’ipotesi di una contro-Opa per il produttore britannico di dolciumi da parte di Hershey e Ferrero e dopo che già Nestlè si era di fatto ritirata dalla corsa preferendo trovare un accordo da 3,7 miliardi di dollari a inizio anno per l’acquisizione della divisione della stessa Kraft che produce pizze congelate per il Nord America.

Pochi giorni dopo era stata la volta della Ferrero che, nonostante avesse raggiunto un accordo con UniCredit e Mediobanca per un finanziamento in pool da 4,5 miliardi di euro (l’istituto di Alessandro Profumo avrebbe procurato 3 miliardi, piazzetta Cuccia i restanti 1,5 miliardi), aveva a sorpresa annunciato il ritiro, secondo alcuni per disaccordi con Hershey che a quel punto ha valutato se andare avanti da sola o meno.

Per riuscirci il gruppo avrebbe dovuto rilanciare (il termine ultimo era il 19 gennaio) fino ad almeno 800 pence per azione, avevano spiegato ad Affaritaliani alcuni analisti, contro i 760-770 della proposta di Kraft in contanti e titoli (il cui controvalore esatto dipendeva dall’andamento delle quotazioni del titolo Usa). Ipotesi ormai sfumata visto che Kraft ha proposto, e il Cda di Cadbury ha accettato, una nuova offerta “amichevole” che valuterà Cadbury circa 11,5 miliardi di sterline (poco meno di 19 miliardi di dollari).

Un controvalore che equivale a circa 840 pence per azione, di cui circa 500 pence (contro i 300 pence iniziali) dovrebbero essere corrisposti per cassa (le due aziende stanno definendo in queste ore i dettagli dell’operazione) e la parte restante in azioni Kraft. Se non ci saranno sorprese dell’ultimo minuto dovrrebbe inoltre essere previsto il pagamento di un dividendo straordinario di 10 pence per azione agli azionisti di Cadbury prima dell’operazione.

Classica conclusione di una classica “storia” di Wall Street, come ricorda chi negli anni passati vide all’opera i principali gruppi americani come Sun (che conquistò PeopleSoft dopo mesi di offerte, rilanci e pillole avvelenate varie) cui manca solo più, perché si possa scrivere la parola “fine”, la reazione di quegli azionisti di Kraft (Berskshire Hathaway) e Cadbury (Standard Life) che nelle scorse settimane si erano detti contrari all’operazione.

Difficile in questo caso conciliare la posizione della holding finanziaria di Warren Buffett, azionista di Kraft al 9,4% e dettasi già a inizio mese preoccupata del fatto che avrebbe potuto esserci un’ulteriore modifica dopo quella annunciata il 5 gennaio scorso (una modifica della ripartizione tra contanti e azioni che prevedeva un maggiore esborso di cassa), con quella dell’assicuratore britannico, dettosi indisponibile a sostenere alcuna offerta inferiore agli 850 pence per azione.

A giudicare dalle prime reazioni del mercato, con Cadbury che a Londra sale a 837 pence per azione (+3,65%), rimanendo sotto il valore atteso (l’ufficializzazione avverrà nelle prossime ore) dell’offerta di Kraft, non dovrebbero esservi ulteriori colpi di scena, salvo forse un graduale disinvestimento da parte di Berskshire Hathaway (già “delusa” da Moody’s e per questo impegnata a ridurre la propria partecipazione nell’agenzia di rating) delle quote nel gruppo alimentare Usa.

Il quale dal canto suo si consolerà pensando di aver creato un nuovo colosso mondiale in grado di generare 50 miliardi di dollari di vendite annue ad un costo tutto sommato ancora accettabile: circa 13 volte il risultato operativo lordo (Ebitda), un valore non propriamente economico ma ancora lontano dai massimi visti prima dell’esplosione della crisi economico-finanziaria degli ultimi due anni.

Luca Spoldi

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