Febbre da M&A/ Burger King è in vendita
Come nel caso di Saks (da ieri al centro di voci che danno la società, partecipata tra gli altri dal miliardario messicano Carlos Slim e dall'italiano Diego Della Valle) anche per Burger King il problema è in parte legato al premio da offrire agli attuali soci (fino a ieri i titoli hanno oscillato, nelle precedenti 52 settimane, tra un massimo di 22,19 e un minimo di 16,31 dollari per azione), in parte alle necessità di ristrutturazione e rilancio di attività che hanno risentito della crisi economica del biennio 2008-2009.
Una crisi da cui Burger King (come più in generale il settore della ristorazione in tutti gli Stati Uniti) fatica a risollevarsi, tanto che nel quarto trimestre fiscale (chiuso a fine giugno) la società ha visto i profitti calare a 49 milioni di dollari dai 58,9 milioni di un anno prima, a fronte di un giro d'affari sceso a 623 milioni (da 629,9 milioni di dodici mesi prima).
Chissà che i Benetton, che attraverso la controllata di Autogrill HmsHost gestiscono la licenza Burger King in Italia, non siano interessati alla partita: per il momento a Milano Autogrill approfitta del generalizzato rimbalzo dei listini di inizio settembre e guadagna circa il 3% in borsa, senza curarsi di eventuali ricadute di un passaggio di mano dei suoi soci d'America. Che qualcosa bolla in pentola?
Luca Spoldi



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