Burani ko/ Il tribunale di Milano dichiara il fallimento della Bdh. Poche le speranze di salvataggio per Mbfg
La fase di uscita da una crisi finanziaria è costellata di segnali all’apparenza contraddittori: molti gruppi continuano a tagliare personale e impianti, come fa Fiat in Sicilia, altri ristrutturano il debito, come ha annunciato il gruppo Nadella (componenti meccanici di precisione), controllato al 60% da Mid Industry Capital che ha appena allungato di 2 anni i finanziamenti a medio/lungo termine, accettando di pagare circa lo 0,6% in più all’anno. 
In altri casi ancora sono le banche stesse a prendere il comando delle operazioni e a traghettare l’azienda fuori dalla crisi, optando a seconda dei casi per un successivo “spezzatino” o per un rilancio delle attività (come sta accadendo a molti gruppi immobiliari, a partire da Risanamento). Vi sono tuttavia storie senza un lieto fine e questo rischia di essere il caso del gruppo Burani.
Il Tribunale di Milano, accertata la competenza territoriale, ha infatti decretato oggi il fallimento di Burani Design Holding (Bdh), una delle due holding di diritto olandese (l’altra è la Mariella Burani Family Holding) a capo della catena di controllo dell’impero di Mariella Burani. Provvedimento che i legali del gruppo emiliano si sono ovviamente riservati di impugnare.
Di per sè il fallimento comporta un “buco” da almeno 18 di milioni di euro tra le somme dovute alle banche e quelle alla stessa Mbfh, cifra che per il Tribunale rischia tuttavia di lievitare sino a una quarantina di milioni. La procedura, per quanto non abbia effetti immediati su Mariella Burani Fashion Group né sulla sua controllata Antichi Pellettieri (che nel frattempo ha approvato le linee guida di un separato accordo coi creditori), rischia tuttavia di far definitivamente precipitare la situazione per il gruppo di moda.
Gruppo impegnato da settimane nel tentativo di ristrutturare un debito netto di 492 milioni di euro e nel quale, nonostante ripetuti solleciti, l’azionista di maggioranza (la famiglia Burani, appunto) non ha al momento versato i 50 milioni richiesti per dare il là ad un’operazione di parziale ricapitalizzazione a fronte della quale le banche coinvolte paiono disponibili a rinunciare a una parte dei crediti.
Senza tale passaggio la situazione per il gruppo Burani appare insostenibile: non solo Mariella Burani Fashion Group ha un patrimonio netto negativo per 70 milioni di euro e perdite per 104 milioni, ma nel complesso alla famiglia Burani fanno capo debiti per quasi 900 milioni tra società quotate in borsa e non. A farlo capire esplicitamente sono gli stessi giudici di Milano scrivendo nel dispositivo della sentenza di fallimento di Bdh che “non si è verificato alcun concreto segnale della sussistenza delle condizioni minime per un’operazione di salvataggio di Mariella Burani Fashion Group”.
Quasi una condanna, anche se va ricordato che in altri casi (vedi proprio Risanamento) un “passo indietro” da parte degli imprenditori e la loro volontà di partecipare “di tasca propria” al salvataggio dell’azienda ha consentito di superare anche i dubbi dei magistrati. Nel caso di Mbfg, purtroppo, non si capisce chi potrebbe scendere in campo a fianco dei Burani, che da soli non paiono in grado di uscire dalla crisi in cui sono precipitati né propensi a sacrificarsi “per il bene comune”.
A correre in soccorso difficilmente potranno essere altri gruppi del settore o fondi di private equity, visto che sarà più conveniente, semmai, rilevare singoli asset dopo l’eventuale fallimento, ma neppure le banche, già ora troppo esposte e a loro volta impegnate a tagliare le esposizioni più pericolose in un anno che dovrebbe registrare i picchi di sofferenze su crediti. L’unica speranza è che prima che rimanere tutti con un “fucking zero” in mano, qualcuno accetti di limitare le perdite, sottoscrivendo una proposta in grado di evitare la chiusura di uno dei principali gruppi italiani della moda.
Luca Spoldi



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