Giovani e lavoro/ Caro Brunetta, i bamboccioni non sono tutti fannulloni
Rileggendolo, mi pare un elenco corretto e quasi completo, per essere stato scritto di getto. La prima parola, "solidarietà", fa il paio con "coalizione". Credo davvero che abbiamo bisogno di tenerci stretti, sia per non crollare, sia - magari - per reagire politicamente ad un sistema iniquo, che si auto-conserva senza innovare, che affronta i problemi delle nuove generazioni con battute di spirito o guardando al dito che indica la luna, e non alla luna.
Anche molti sindacati, non solo i partiti, hanno perso di vista l'importanza della questione, o forse non l'hanno mai inquadrata correttamente: penso ai luoghi comuni sull'evasione (e sulla riforma) fiscale, difesi da certi sindacalisti. E' mai possibile che ai precari con partita IVA s'applichino studi di settore e presunzioni varie di evasione, mentre pensionati e dipendenti si considerino sempre santi (o martiri) delle tasse? E che dire di quei pensionati (pochi, si spera) che continuano a lavorare (in nero) o di quei dipendenti part-time con secondo impiego "nascosto" (altrettanto pochi, incrociamo le dita)? Quelli sì che sono soldi e posti di lavoro rubati ai più giovani, come d'altronde la montagna di contributi previdenziali versati oggi, che rischieranno d'essere imposte a perdere senza la revisione del sistema.
Ecco che il termine "bamboccioni" e la provocazione di una legge per mandare via di casa i 18enni rivelano di essere in buona fede, certamente, ma assai fuori luogo, come ogni altra boutade analoga di questi tempi. Eravamo innamorati del nostro futuro, e adesso quell'amore è perduto. Il problema è diventato serio, grave, umanamente pesante, e lo diverrà ancora di più se non si faranno scelte responsabili, sacrifici, se non si ribalteranno gli equilibri tra chi ha avuto e chi darà. Ma quanto dovremo aspettare, ancora? Temo che la profezia della rana si stia avverando. Nel 2004 scrivevo, come altri, di stare attenti, che l'acqua era tiepida ma presto sarebbe diventata bollente e che forse non ce ne saremmo accorti. Non ci fu, allora, nessuna autentica, vasta e tenace coalizione di giovani, uniti in concreto fuori dal web (non solo on line!) e pressanti per le riforme e contro le conservazioni dei "vecchi". L'acqua era tiepida e la rana non sentiva ragioni per saltare.
Oggi, i nostri occhioni di rane deboli sembrano indicare che ci stiamo rendendo conto, finalmente, della trappola, del bollore e del fatto che siamo in pentola, ma ci stiamo anche rassegnando, privi di forze e doloranti, alla crisi di futuro e alla nostra sconfitta. E' una condizione triste, su cui non scherzare. Le provocazioni andavano bene prima, per destare orgoglio e sollecitare reazioni costruttive, ora sembrano utili o ad intensificare il dolore, o a favorire reazioni sbagliate, confuse e da scongiurare da parte delle nuove (nuove?) generazioni. Ritorno sul sito di Coalizione Generazionale, che cotruimmo allora con pochi euro e tanto entusiasmo, rileggo l'appello, i nomi, le frasi, e mi chiedo se non sia comunque il caso di riprovarci un'ultima volta, di innamorarsi ancora di quelle idee, per ritrovare l'energia nelle gambe e saltare fuori (da quelle vecchie case buie senza prospettive, senza vista, senza finestre, senza neonati che strillano e protestano perché hanno fame).



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