Giovani e lavoro/ Caro Brunetta, i bamboccioni non sono tutti fannulloni
Lavoro in proprio e, per il momento, mi considero fortunato e un po' virtuoso per necessità. Il tipo di laurea e una certa passione mi hanno, finora, indicato la strada da seguire. Certo, devo molto alla famiglia e prego di restare sano sempre, fino alla fine, perché non avrò pensione (pur pagandola) come tutti quelli della mia macrogenerazione. Ogni giorno, tuttavia, frequento anche amici e "alleati" meno fortunati di me (beninteso, si parla di una fortuna che ai nostri genitori sarebbe apparsa quasi una sfortuna, ma tant'è): hanno tra i 20 e i 40 anni, lauree inutili in tasca, impieghi precarissimi e vivono di tre mesi in tre mesi. Contratti di tre mesi. Rapporti sentimentali di tre mesi. Affitti di tre mesi.
Fino a qualche anno fa, tra le famiglie paganti/assistenti e quel coraggio spensierato di chi è agli inizi, leggevo nei loro occhi (che, ripeto, furono e potrebbero nuovamente essere anche i miei a seconda dei casi della vita) un certo timore ma anche la speranza di farcela. La fiducia nel fatto che non fosse poi tutto così "drammaticamente" duro e vero. Il bisogno e la convinzione che la barca su cui stavano i giovani italiani, vuoi per inerzia, vuoi per solidarietà sociale, sarebbe uscita dal tunnel in cui era entrata per egoismi e debiti gerontocratici.
Oggi, in quegli stessi occhi leggo disincanto, amarezza, paura, neppure rabbia - che richiederebbe un granello di speranza. Inizio a vedere amici (gente che sta fuori di casa da anni) tornare a vivere nelle città dei genitori, nelle loro case, a regredire in cerca di un rifugio. Chi ha osato mettere al mondo un figlio è stremato, ogni mattina va a caccia del contratto - con in braccio il neonato che strilla e ha fame, senza asilo - e si vede benissimo, in quegli occhi, che ci sono lacrime cristallizzate, pronte per rompersi per il senso di fallimento e per la mancanza generale di orizzonti esistenziali. Non c'è una ricostruzione in atto, non c'è faticosa salita, c'è discesa.
Subito dopo le dichiarazioni di Brunetta, a caldo, ho aggiornato il mio status di Facebook con questo post: "Solidarietà ai bamboccioni d'Italia. Brunetta propone leggi per cacciare di casa i 18enni? Allora insieme si realizzino:1.la riforma delle pensioni; 2.una legge per mandare a casa i gerontocrati; 3.la riforma welfare per i precari e le giovani partite IVA; 4.la riforma dell'università con abolizione del valore legale del titolo; 5.premi e servizi per le nuove famiglie con figli; 6.affitti agevolati per under-35".



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