British Airways e Iberia si fondono, Alitalia...
Di Giuseppe Morello
Che piaccia o no, la velocità di questi tempi è un valore, specie nell'arena economica dove arrivare tardi può voler dire non arrivare affatto. Se poi parliamo di Alitalia va aggiunto che arrivare tardi a una decisione costa anche un fracco di soldi alla collettività. British Airways e Iberia hanno stretto accordi di fusione in pochissimo tempo e in ancor meno tempo si accingono a mettere in atto l'intesa siglata, tutto ovviamente alla luce del sole. Questo permetterà loro di realizzare in breve economie di scala, di conquistare e fidelizzare vecchi e nuovi clienti e di presidiare rotte e scali.
Mentre tutto questo avviene a tambur battente, da noi va in scena lo spettacolo Alitalia, che per ritmo e farraginosità dell'intreccio ricorda una telenovela brasiliana. Nonostante l'assoluto stato d'emergenza della compagnia, ancora non si è capito chi sono i soci, quanti gli esuberi, a quanto ammonta l'investimento, quali gli obiettivi industriali e a chi spetterà la governance della nuova compagnia. Il tutto è avvolto dal mistero, come se fossimo nelle mani dell'imponderabile, come se certe decisioni richiedessero una estenuante gestazione perché devono zampillare dalle mani di un alchimista che ragiona in termini di ère e non di settimane.
La differenza tra il caso British-Iberia e il caso Alitalia è la differenza che passa tra chi pensa che l'obiettivo sia la soluzione finale e chi pensa che è molto più redditizio prenderla per le lunghe, stare in ballo, possibilmente al riparo dagli occhi del mercato. Con questi presupposti Alitalia, semmai si salverà, sarà figlia della stessa cultura imprenditoriale che l'ha affossata. Tanto valeva farla fallire.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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