Casi e casini di borsa/ BP si mette in luce a Londra, sospinta dall’ipotesi di un take over di Shell

Martedì, 4 gennaio 2011 - 16:20:00

Londra torna al lavoro dopo la sosta di inizio anno e subito gli indici riprendono a correre, col Ftse-100 che a metà seduta segna +2,21% superando i 6.000 punti grazie a una serie di buoni dati macro come l’indice Pmi manifatturiero di dicembre, apparso un rialzo a 58,3 punti dai 57,5 di novembre e sopra le attese di consensus degli analisti (che invece prevedevano un calo a 57,2 punti), nuovi giudizi positivi degli analisti (come quello di Exane Pnp Paribas, che ha portato da “neutral” a “outperform” il giudizio su Royal Bank of Scotland indicando un target price di 50 pence per azione rispetto ai 40,6 pence cui oscilla il titolo oggi) e soprattutto al diffondersi di alcuni rumors che promettono nuove operazioni di finanza straordinaria a breve.

Secondo il Daily Mail infatti l’anglo olandese Royal Dutch Shell starebbe valutando l’opportunità di lanciare un’offerta d’acquisto su BP (in rialzo del 5,74% a 494,25 pence per azione), approfittando della perdurante debolezza delle quotazioni del colosso petrolifero britannico rimasto coinvolto lo scorso anno in un incidente alle istallazioni petrolifere nel Golfo del Messico. Se rispetto al minimo di circa 302 pence registrato alla fine del giugno dello scorso anno il titolo ha infatti recuperato già il 63% circa, le quotazioni odierne restano lontane dai 600 pence per azione di dodici mesi or sono (il titolo raggiunse poi un massimo di 655 pence il 20 aprile dello scorso anno).

Ancora più marcato il calo delle quotazioni subite rispetto a circa cinque anni or sono, quando il 24 aprile 2006 il titolo aveva toccato un massimo a 711,50 pence che non è mai più stato in grado di rivedere, complici una serie di dubbi circa la reale consistenza delle riserve petrolifere e l’andamento altalenante delle quotazioni del greggio. Quotazioni che oggi restano vicino ai 91 dollari al barile, nonostante il Wall Street Journal parli di una possibile ripresa delle attività di trivellazione di nuovi pozzi in acque profonde, sospese da un divieto varato lo scorso anno dall’amministrazione Obama che però dopo la vittoria dei Repubblicani nelle elezioni di mid term sarebbe pronta a rivedere il proprio giudizio.

In realtà secondo il Daily Mail Shell sarebbe già stata tentata dal lanciare un’offerta su BP lo scorso anno, con le quotazioni vicine ai loro minimi, ma avrebbe poi preferito soprassedere per l’incertezza relativa ai costi che BP dovrà sostenere nel complesso per chiudere una volta per tutte ogni pendenza riguardo l’incidente nelle acque del Golfo del Messico. Costi che secondo gli esperti non dovrebbero superare i 10 miliardi di dollari, a fronte di circa 2,7 miliardi di danni già pagati dalla Gulf Coast Claims Facility a circa 170 mila richiedenti, rispetto ad oltre 468 mila domande di rimborso ricevute finora, in gran parte tuttavia non sufficientemente documentate da portare all’erogazione di un rimborso.

Una cifra ampiamente alla portata del gruppo che proprio per prepararsi ad un simile esborso ha sospeso l’erogazione dei dividendi ed effettuato cessioni per una trentina di miliardi di dollari, tanto che per BP potrebbe presto tornare il momento di pagare un dividendo ai propri azionisti, ipotesi che potrebbe ingolosire Shell semplificando anche la ricerca di finanziamenti per l’operazione. Sarà vero o meno, di certo sul colosso petrolifero britannico torna a respirarsi un clima positivo di attesa come da mesi non si verificava.

Luca Spoldi

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