Bot/ Buona la domanda: il rendimento annuale scende al 3,57%

Martedì, 11 ottobre 2011 - 11:34:04

Lo Spread tra Btp e Bund  decennale risale a 352 punti base dai 348,8 della chiusura di ieri ma resta a distanza di sicurezza dai livelli toccati nelle ultime sedute dopo i risultati dell’asta Bot odierna con cui il Tesoro italiano ha collocato stamane 9,5 miliardi di euro di titoli a breve termine registrando un aumento della domanda e rendimenti in calo. In particolare sono stati assegnati 7 miliardi di euro di Bot a 12 mesi con un rendimento medio ponderato del 3,57% (rispetto al 4,153% toccato nell’asta di metà settembre, che aveva rappresentato il massimo degli ultimi tre anni), mentre il Bot “flessibile” a 74 giorni (scadenza 27 dicembre 2011) è stato collocato per 2,5 miliardi con un rendimento dell’1,735%.

Un risultato giudicato nel complesso positivo dagli operatori visto che anche oggi il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, è tornato a ribadire come la crisi del debito sovrano sia ormai “sistemica” e debba essere affrontata e risolta una volta per tutte dalle autorità europee (che hanno dal canto loro rassicurato i mercati ripetutamente, prendendo intanto tempo per cercare di trovare un accordo da presentare al G20 del 3 novembre prossimo). Tanto più che il rapporto domanda-offerta è salito a 1,876 volte (da 1,529) per il Bot a 12 mesi e a 3,05 per quello a 74 giorni, segno di sia pur minimo ritorno della fiducia nei confronti del Tesoro italiano e dei suoi titoli, almeno quelli a breve termine.

Sembrerebbe insomma tirare aria di una separazione sempre più netta tra il destino della Grecia (di cui anche la Germania sembra alla fine poter accettare un default “pilotato”, ovvero un “haircut” dei rimborsi si bondholder privati, in gran parte banche europee, attorno al 60%-70% contro il 40% di cui si discuteva fino a questa estate) e degli altri periferici europei come Irlanda (che pare avviata sul sentiero della ripresa), Portogallo (che invece potrebbe subire a sua volta un default pilotato anche se con un “taglio” molto più contenuto dei rimborsi ai detentori di titoli di stato), Spagna e Italia (cui si riferiva probabilmente Trichet parlando di “alcuni dei paesi più grandi” coinvolti dalla crisi).

Sarà ora importante, prima di poter valutare eventuali nuovi investimenti, verificare come verranno accolti i nuovi titoli a medio e lungo termine che la Repubblica Italiana dovrà emettere da qui a fine mese per 14 miliardi di euro di controvalore complessivo, al netto delle cedole, di cui i primi 4-6,5 miliardi già giovedì prossimo (quando verranno offerti il Btp 2011/2016 e gli “off the run” Btp 2008/20118, Btp 2011/2021 e Btp 2009/2025). Per il momento gli investitori professionali restano molto prudenti e ancora ieri i gestori di Pimco (Pacific investment management company, società che gestisce il maggior fondo obbligazionario al mondo) ribadivano che quanto finora annunciato dalle autorità europee non basta a indurli a tornare ad acquistare titoli di stato dell’area dell’euro.

Per un investitore italiano che voglia mantenersi su strumenti obbligazionari il consiglio dunque non cambia: meglio parcheggiare la propria liquidità in Bot a 3 o 6 mesi (sulla scadenza dei 12 mesi si trovano offerte più interessanti sotto forma di pronti contro termine o depositi vincolati, proposti da operatori come ING Direct o Fineco) o piuttosto su titoli a tasso variabile come i Cct indicizzati all’Euribor. Per il tasso fisso a medio e lungo termine ci sarà tempo più avanti, specie se l’inflazione (ormai attorno al 3% in tutta Europa) tornerà davvero a frenare, cosa che nell’immediato sembra purtroppo improbabile.

Luca Spoldi

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