Crisi, la fine è vicina
Di Giuseppe Morello
Certe cose vanno dette con cautela, altrimenti si rischia la fine del conte Mascetti che in Amici Miei rassicurava il vicinato sull’arrivo della piena dell’Arno traboccato e proprio mentre diceva “tranquilli, siamo su un dosso, l’acqua ‘un po’ arrivare” veniva travolto da un’ondata.
Con la crisi è lo stesso: non appena si azzarda a dire che è finita arriva una nuova alluvione di dati negativi. Quindi diciamolo con molta prudenza, ma diciamolo: i segnali che il peggio sia alle spalle e che stia per ricominciare una fase positiva ci sono.
Allineiamoli: innanzitutto il dato sulle vendita di auto in Europa è in crescita del 2,4% in giugno dopo oltre un anno di picchiate vertiginose; conta naturalmente l’effetto incentivi, ma è anche vero che nei mesi scorsi nonostante gli incentivi il mercato delle 4 ruote era immobile come uno stagno. In particolare le vendite Fiat vanno bene, soprattutto in Germania, il che induce a dare al segnale un peso diverso. Un segnale che fa il paio con la crescita del 4,4% a maggio degli ordini in Germania (se riparte la macchina tedesca ripartono tutti) e con la ripartenza delle Borse che hanno smesso di bruciare miliardi e stanno un po’ per volta recuperando.
Non basta? Allora mettiamoci anche che le banche danno segni di ripresa inaspettati dopo mesi di coma profondo. A non tutte va come a Goldman Sachs, che ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto record di quasi 3 miliardi e mezzo, ma sembra finito il buio.
È evidente che non siamo tornati come per magia al bengodi di prima della crisi, ma non si può negare che le economie stiano tornando a camminare. Per correre ci vorrà ancora tempo, ma almeno si sono alzate dalla sedia a rotelle.



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