Borsa/ Da Rcs ad Autogrill: la crisi di Madrid pesa sulle blue chip
![]() Jose Luis Rodriguez Zapatero |
Chi rischia di più in questo momento tra i grandi gruppi italiani, nel caso la crisi del debito apertasi in Grecia contagi mercati come quello spagnolo e portoghese? Molti dei principali gruppi quotati a Piazza Affari negli ultimi anni avevano puntato sulla Spagna, a partire da Enel che proprio grazie all'acquisizione di Endesa è finora riuscita a superare sostanzialmente indenne la crisi mondiale, con ricavi che nel 2009 sono cresciuti a 64 miliardi di euro (+4,6% sul 2008) ed un Ebitda (Mol) pari a 16 miliardi (+11,9%) proprio per merito del consolidamento integrale del gruppo spagnolo a partire dalla fine del giugno scorso.
Una crisi che qualora imponesse a Madrid il varo di misure ancora più severe di quelle annunciate finora (50 miliardi di euro di tagli alle spese) per convincere i mercati che già da qualche giorno "guardano alla Grecia ma pensano alla Spagna" come conferma ad Affaritaliani un operatore finanziario, potrebbe stroncare sul nascere la fragile ripresa che appare in corso negli ultimi mesi anche nella penisola iberica. Con conseguente possibile riduzione di fatturato e margini per Endesa e dunque inevitabili ripercussioni negative per l'ex monopolista elettrico italiano.
Oltre ad Enel anche Eni rischia qualcosa, perché il Cane a sei zampe ha il 50% della spagnola Union Fenosa oltre al 33,34% della portoghese Galp Energia (quota per la quale si è di recente parlato di una possibile riapertura di trattative con Petrobras). Dietro ai due colossi energetici italiani, numerosi sono poi i gruppi editoriali italiani che hanno fatto rotta su Madrid in questi anni.



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