Portafoglio/ Ecco perché non è il caso di fidarsi dei facili entusiasmi di inizio anno dei listini azionari

Sabato, 10 gennaio 2009 - 10:31:00


Di Luca Spoldi


I primi giorni dell'anno sono soprannominati dagli operatori statunitensi la "silly season", la stagione "stupida", perché per motivi di calendario, ripartendo da zero, si tende a sperare in un prolungamento del rally di fine anno, se c'è stato (è il caso di queste ultime settimane) o si prova a ricomprare qualcosa dopo le pulizie fatte in  bilancio se così non è stato. In entrambi i casi, non importa quanto seriamente compromesse possano essere le prospettive, quasi sempre i mercati salgono, salvo poi tornare sui propri passi non appena si constati che, appunto, grandi motivi per essere entusiasti non ve ne sono.
 
E' la cronaca di queste ultime sedute: nella settimana appena conclusa Wall Street si è rimangiata il 5%, ritornando sui livelli di tre settimane fa, non solo riportando in rosso il risultato da inizio anno ma azzerando in pratica tutto il rally natalizio. Certo, dai minimi del 20 novembre scorso il Dow Jones ha ancora un margine di circa 1.050 punti, ma di questi tempi un anno fa stava esattamente 4 mila punti sopra gli attuali livelli, vale a dire che valeva circa un terzo in più delle attuali quotazioni.

Del resto che motivo avrebbe la borsa di New York, e in generale le piazze azionarie mondiali, per festeggiare? Nuovi scandali continuano a emergere ovunque e dopo il crack Madoff, che fa tremare i polsi persino a UniCredit, in India viene alla luce una maxitruffa contabile compiuta da parte del quarto produttore di software, Satyam, il cui tracollo ha nuovamente incrinato la fiducia degli investitori sulla piazza di Mumbai, l'anno scorso già tra i  peggiori mercati emergenti.

Di questo passo i segnali di un minimo recupero dell'appetito per il rischio lasceranno nuovamente spazio a nuovi catastrofismi con la liquidità e i titoli di stato (oltre che, periodicamente, l'oro e i metalli preziosi) visti quali unici veri "rifugi sicuri" per i propri capitali. Una manna per i governi di mezzo mondo che debbono in qualche modo finanziare il proprio sostegno alle economie emettendo nuovi titoli di debito ma certamente non una bella notizia per gli investitori, che si ritrovano così meno alternative su cui puntare.

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