Casi e casini di borsa/UniCredit in evidenza: Pioneer Investments potrebbe passare alla cassa in Russia
Banche sotto i riflettori su tutti i principali listini europei: ampi recuperi in mattinata (per Bpm, Ubi Banca, Intesa Sanpaolo e UniCredit rialzi tra i 3 e i 4 punti percentuali) e poi crolli nel pomeriggio. Penalizzate soprattutto le big: Intesa -2,65% e Unicredit -0,11% nonostante un avvio brillante. Salgono invece le popolari in attesa delle semestrali, con Bpm +4,61%, Banco Popolare +1,27% e Ubi +2,55%
A sostenere il rimbalzo iniziale dell’istituto guidato da Federico Ghizzoni, che peraltro resta ampiamente sotto l’euro per azione, vale a dire meno della metà delle quotazioni cui oscillava un anno fa di questi tempi, è l’indiscrezione data dal quotidiano online russo Kommersamt e subito rilanciata dalle principali agenzie di stampa, della possibile cessione della filiale russa di Pioneer Investments, la controllata attiva nel settore del risparmio gestito di cui alcuni mesi fa già si era valutata l’ipotesi di una integrazione con altri player nazionali (come Eurizon) o internazionali (da Amundi a Natixis) o altre forme di “valorizzazione”.
Ipotesi poi lasciate cadere ma che, guarda caso, erano iniziate a circolare giusto dopo il ferragosto dell’anno passato quando l’agenzia Reuters aveva fatto i nomi dei due asset manager francesi assieme a quelli di Bnp Paribas quali candidati al ruolo di partner industriale e dei fondi di private equity CVC Capital Partners, Kohlberg Kravis Roberts and Co, Hellman and Friedman, TPG Capital e TA Associates come possibili pretendenti per una quota di minoranza. Una coincidenza temporale che lascia perplesso qualche operatore, complici i volumi ancora modesti degli scambi in questi giorni di fine agosto.
In Russia Pioneer Investments (oltre 178 miliardi di euro di patrimoni sotto gestione al 30 giugno 2011) è tornato ad operare nel 2007 dopo un’assenza durata sette anni attraverso Pioneer Investment Management Llc, cercando di approfittare del boom del settore del risparmio gestito, senza peraltro indicare degli obiettivi precisi in termini industriali o finanziari.
Già all’epoca qualche analista pur sottolineando le opportunità del ritorno sul mercato russo aveva anche notato come Pioneer avrebbe dovuto confrontarsi con un settore fortemente concentrato (ovvero con l’80% degli asset in mano ai primi dieci operatori) in cui solo i “primi della classe” apparivano in grado di spartirsi la torta lasciando ai concorrenti poco più che briciole. Difficile dunque ipotizzare allo stato i proventi dell’eventuale dismissione.
Luca Spoldi



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