Telecom, rialzo d'altri tempi. Ma Opa spagnola è un rebus
Martedì, 2 febbraio 2010 - 18:52:00
Telecom archivia la seduta di borsa con unnetto progresso (+6,01%) a 14,6 euro. Un rialzo d' altri tempi, stessa musica per il volume di scambi (+3,1% del capitale ordinario). La febbre e' salita sulla scia dell'articolo del quotidiano La Repubblica che ha rilanciato l'ipotesi di una fusione tra Telecom e Telefonica, benedetta da Palazzo Chigi. Subito e' giunta la smentita del governo.
Nel frattempo Consob ha acceso un faro sui movimenti del titolo, da qualche giorno protagonista di robusti rialzi. Siamo insomma alla ''routine''. In ogni caso, da quando le indiscrezioni si sono rafforzate, in sei sedute il titolo Telecom e' salito del 14%, non violando pero' in modo stabile la soglia ribassista di quota 1,15, segnalano alcuni trader. Insomma una parte del ''rally'' sarebbe imputabile anche a motivi tecnici di trading. Per gli analisti spagnoli interpellati dalla testata Expansion, la fusione e' ''ridicola'' e ''assurda''. In primis, Telefonica erediterebbe l'elevato debito netto di Telecom (35 miliardi al 30 settembre 2009). Debito peraltro non di funzionamento ma per la quasi totalita' riveniente dall'Opa di fine anni '90 lanciata con successo dalla cosiddetta ''razza padana''. Oggi, il nocciolo duro di Telecom (24,5%) e' nella scatola Telco (Telefonica al 40%, poi i soci italiani Intesa SanPaolo, Generali e Mediobanca), le azioni sono in carico a un prezzo unitario di 2,2 euro.
''L'operazione, cosi' come descritta dalla stampa, non ha alcun vantaggio per gli spagnoli. Non si capisce per quale motivo i soci spagnoli di Telefonica, Caixa attraverso Criteria e Bbva direttamente (entrambi con il 5%), debbano riconoscere ai soci di Telco un premio del 92% sui titoli Telecom attraverso una Ops che supervalorizza Telecom. Possono benissimo aspettare, come puo' aspettare la stessa Telefonica, almeno fino alla scadenza del patto parasociale in Telco (27 aprile 2013), dove gode di un diritto di prelazione'', spiega un analista. L'altro aspetto critico riguarda le sinergie, ancora da trovare mentre le duplicazioni sono certe in Sudamerica, dove Telecom e Telefonica operano distintamente. Problemi soprattutto in Brasile: in caso di matrimonio l'antitrust brasiliano imporra' un forte dimagrimento per riportare la quota di mercato dai livelli di oligopolio a quelli della concorrenza.
Nel momento in cui scattasse l'obbligo di vendere degli asset sarebbe difficile spuntare un prezzo buono. Ne sa qualcosa Telecom per l'Argentina. Insomma, per diversi analisti, il ''desiderio da fusione'' sarebbe piu' un'esigenza dei soci italiani di Telecom piuttosto che degli spagnoli. Poi non mancherebbero i problemi di governance. ''Per quale motivo gli spagnoli, la cui societa' vale 4 volte Telecom, dovrebbero cedere della sovranita' agli italiani?'' si chiede un analista. Infine, il problema della rete fissa: ''Se ci dovesse essere una fusione con una multinazionale straniera, di cui ancora non sappiano nulla, o se una multinazionale straniera dovesse acquistare la maggioranza di Telecom, intravedo rischi per la rete'', ha detto il viceministro alle comunicazioni, Paolo Romani. Per gli analisti, la strada maestra per evitare questo problema potrebbe essere lo ''spin off'' della rete dal nuovo gigante che nascerebbe dalla fusione e che sarebbe controllato dagli spagnoli. Qui, forse, potrebbero incontrarsi ''le strade tra Telefonica e Mediaset gia' soci in Digital Plus, ma con la governance in mano agli italiani'', spiega un analista.
Nel frattempo Consob ha acceso un faro sui movimenti del titolo, da qualche giorno protagonista di robusti rialzi. Siamo insomma alla ''routine''. In ogni caso, da quando le indiscrezioni si sono rafforzate, in sei sedute il titolo Telecom e' salito del 14%, non violando pero' in modo stabile la soglia ribassista di quota 1,15, segnalano alcuni trader. Insomma una parte del ''rally'' sarebbe imputabile anche a motivi tecnici di trading. Per gli analisti spagnoli interpellati dalla testata Expansion, la fusione e' ''ridicola'' e ''assurda''. In primis, Telefonica erediterebbe l'elevato debito netto di Telecom (35 miliardi al 30 settembre 2009). Debito peraltro non di funzionamento ma per la quasi totalita' riveniente dall'Opa di fine anni '90 lanciata con successo dalla cosiddetta ''razza padana''. Oggi, il nocciolo duro di Telecom (24,5%) e' nella scatola Telco (Telefonica al 40%, poi i soci italiani Intesa SanPaolo, Generali e Mediobanca), le azioni sono in carico a un prezzo unitario di 2,2 euro.
''L'operazione, cosi' come descritta dalla stampa, non ha alcun vantaggio per gli spagnoli. Non si capisce per quale motivo i soci spagnoli di Telefonica, Caixa attraverso Criteria e Bbva direttamente (entrambi con il 5%), debbano riconoscere ai soci di Telco un premio del 92% sui titoli Telecom attraverso una Ops che supervalorizza Telecom. Possono benissimo aspettare, come puo' aspettare la stessa Telefonica, almeno fino alla scadenza del patto parasociale in Telco (27 aprile 2013), dove gode di un diritto di prelazione'', spiega un analista. L'altro aspetto critico riguarda le sinergie, ancora da trovare mentre le duplicazioni sono certe in Sudamerica, dove Telecom e Telefonica operano distintamente. Problemi soprattutto in Brasile: in caso di matrimonio l'antitrust brasiliano imporra' un forte dimagrimento per riportare la quota di mercato dai livelli di oligopolio a quelli della concorrenza.
Nel momento in cui scattasse l'obbligo di vendere degli asset sarebbe difficile spuntare un prezzo buono. Ne sa qualcosa Telecom per l'Argentina. Insomma, per diversi analisti, il ''desiderio da fusione'' sarebbe piu' un'esigenza dei soci italiani di Telecom piuttosto che degli spagnoli. Poi non mancherebbero i problemi di governance. ''Per quale motivo gli spagnoli, la cui societa' vale 4 volte Telecom, dovrebbero cedere della sovranita' agli italiani?'' si chiede un analista. Infine, il problema della rete fissa: ''Se ci dovesse essere una fusione con una multinazionale straniera, di cui ancora non sappiano nulla, o se una multinazionale straniera dovesse acquistare la maggioranza di Telecom, intravedo rischi per la rete'', ha detto il viceministro alle comunicazioni, Paolo Romani. Per gli analisti, la strada maestra per evitare questo problema potrebbe essere lo ''spin off'' della rete dal nuovo gigante che nascerebbe dalla fusione e che sarebbe controllato dagli spagnoli. Qui, forse, potrebbero incontrarsi ''le strade tra Telefonica e Mediaset gia' soci in Digital Plus, ma con la governance in mano agli italiani'', spiega un analista.



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