Quattrosoldi/ Monti dà fiato a banche e assicurazioni e Fiat ingrana la retromarcia

Il governo Monti pone la fiducia e blinda la manovra “salva Italia” nella sua ultima versione che introduce alcuni correttivi come l’aumento delle sigarette per compensare uno “sconto” sulla patrimoniale sulle barche di lusso in base all’anno di costruzione, il rinvio di ogni liberalizzazione ad esempio dei farmaci da banco di fascia C, l’innalzamento da 500 a mille euro del tetto per il pagamento in contanti, l’esenzione dell’imposta di bollo per i conti correnti con giacenze medie annue non superiori ai 5 mila euro e una nuova imposta sull’anonimato per chi ha scudato capitali dall’estero negli anni passati.
Chi guadagna e chi perde a Piazza a Affari o sui principali mercati azionari mondiali in conseguenza di questa manovra? Anzitutto a perdere sono, non solo nel caso italiano, i titoli ciclici essendo le misure varate dall’Italia e dai principali governi europei fortemente pro-cicliche e pertanto destinate a riportare in recessione almeno per tutto il primo semestre del prossimo anno le economie di Eurolandia, tanto che il centro studi di Confindustria ha già ridotto le previsioni per la crescita del Pil 2011 e 2012, passando in particolare da +0,4% a -1,6% l’anno prossimo e segnalando come tra l’estate del 2011 e la primavera del 2012 il Pil italiano sia destinato a perdere il 2%.
Non è tempo per Fiat insomma, anche perché nel caso del produttore torinese il minor prelievo fiscale sui Suv non compensa l’effetto negativo derivante da un ulteriore incremento delle accise sui carburanti e più in generale la continua perdita di potere delle famiglie italiane e l’incremento di costo legato ai ritocchi dell’Iva (già passata dal 20% al 21% e destinata dal settembre del prossimo anno a balzare al 23%), salvo che da oltre Atlantico, ossia da Chrysler, non giungano sorprese positive tali da più che compensare il prevedibile andamento deludente delle immatricolazioni in Italia e in Europa (a novembre le vendite del gruppo italiano sono calate in Europa dell’11,7% contro un -3% medio del mercato).
Per lo stesso motivo non è probabilmente neppure tempo per scommettere su Pirelli & C. o su Telecom Italia, il primo essendo legato all’andamento del comparto auto, il secondo essendo legato a spese per consumi che potrebbero ridursi (oltre a risentire di un incremento della concorrenza in Brasile). E siccome una frenata dell’economia in tutta Europa rischia di rallentare anche la crescita mondiale e la domanda di petrolio non sembra neppure saggio scommettere ora su titoli come Eni, Saipem o Tenaris, anche se a medio termine il consumo di petrolio è destinato ad aumentare di pari passo con la crescente domanda di energia (trend che dunque farà bene anche a titoli come Enel, piuttosto che a gruppi impegnati nella produzione di energia da fonti alternative).


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