Borsa/ Dividendi 2009: è scontro tra banche e Fondazioni

Sabato, 31 gennaio 2009 - 17:35:00


Corrado Passera e Alessandro Profumo

Dividendo sì, dividendo no: se è vero che a Piazza Affari le cedole quest’anno non supereranno i 17 miliardi di euro complessivi, secondo il consensus degli analisti finanziari italiani, pari a quasi 10 miliardi in meno dello scorso anno, è da notare che non tutti i “big” hanno tradito le attese.

Eppure la generosità in qualche caso rischia di essere un boomerang, come nel caso di molti istituti bancari i cui ratios patrimoniali si sono indeboliti negli ultimi trimestri ma che, sotto la pressione delle rispettive fondazioni, potrebbero continuare a erogare cedole nonostante la prudenza consiglierebbe di rinviare almeno di un anno l’esborso per cassa.

In campo industriale la situazione sembra più equilibrata; certo Fiat, alle prese con la crisi del mercato mondiale dell’auto, ha già messo le mani avanti quantificando in soli 25 milioni il monte dividendi a disposizione dei soli titoli di risparmio, rispetto ai 437 milioni distribuiti lo scorso anno, e l’Espresso (74 i milioni dati nel 2008 ai soci), alle prese con il momento no dell’editoria, ha già fatto sapere di non prevedere di pagare alcuna cedola.

Ma colossi del calibro di Eni (5,4 i miliardi attesi di monte dividendo, rispetto ai 5,2 miliardi erogati nel 2008) ed Enel (che dovrebbe confermare una distribuzione di circa 3 miliardi) o anche società di più ridotte dimensioni come Tenaris (che dovrebbe solo marginalmente ridurre la cedola pari lo scorso anno a 299 milioni) o Snam Rete Gas (che dovrebbe alzare da 411 a 450 i milioni di euro del monte dividendo) hanno messo per tempo fieno in cascina e anche se oggi le quotazioni dei prodotti energetici appaiono in deciso calo rispetto ai picchi della scorsa estate non dovrebbero avere problemi a procedere alla remunerazione del capitale come da attese.


Sergio Marchionne
Discorso opposto per il settore finanziario: qui nonostante le rassicurazioni giunte, ancora in questi giorni, dagli amministratori di gruppi come Unipol (616 milioni distribuiti nel 2008), Fondiaria-Sai (che dovrebbe confermare i circa 138 milioni del passato esercizio) o Bpm (166 milioni dati lo scorso anno ai soci), l’incertezza, fatta eccezione per Generali (che non dovrebbe aver problemi a confermare i propri 1,25 miliardi di cedole) regna sovrana.

Di alcuni come UniCredit e Intesa Sanpaolo (rispettivamente circa 3,5 e 4,5 miliardi distribuiti lo scorso anno ai soci) si sa da tempo che non distribuiranno dividendi in contanti per rafforzare il proprio Core Tier 1 ratio pericolosamente assottigliatisi nel corso del 2008.

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