Bonus, la festa è finita
Di Loriana Pelizzon
Nelle ultime settimane si è discusso molto dei bonus ai manager delle banche, per gli eccessi di Aig, di Rbs e di molte altre realtà del settore finanziario. La questione è importante e seria, ma purtroppo viene affrontata in modo stereotipato e populista.
IL TETTO DI SARKOZY
Da un lato, ci sono ancora manager, o ex manager, di banche che hanno ricevuto sussidi dallo Stato che non vogliono capire che “la festa è finita” e che è auspicabile una rinuncia volontaria almeno alla parte variabile del loro stipendio. Dall’altra, ci sono i politici che cavalcano l’onda populista perché hanno bisogno di trovare un colpevole per la situazione in cui siamo, quindi alimentano una giustizia “fai da te” o , come Nicolas Sarkozy, propongono un tetto ai compensi dei manager. Ci si interroga su quanto sia giusta questa proposta. E soprattutto se sia utile, e se effettivamente possa essere di aiuto per evitare il ripetersi di crisi come quella attuale. La sensazione è che si stiano mescolando diverse problematiche senza fornirne una lettura che porti a soluzioni concrete.
Un primo aspetto, da tenere sempre presente, è che le banche, e le istituzioni finanziarie in genere, sono imprese il cui malfunzionamento può creare delle crisi sistemiche, come le recenti vicende hanno chiaramente messo in luce. E per questa ragione devono essere soggette a regolamentazione. Ciò significa che quando si considerano gli incentivi, e quindi i bonus concessi ai manager delle imprese, si devono considerate non solo le implicazioni in termini di efficienza, ma anche di stabilità del sistema economico.
UN PROBLEMA DI INCENTIVI
La domanda da porsi è: perché ai manager delle banche sono stati concessi bonus così elevati da parte del consiglio di amministrazione e/o dell’assemblea dei soci cui in primo luogo rispondono? Quali incentivi si volevano dare loro? Quanto ha contribuito tutto questo alla crisi?
La crisi ha chiaramente messo in luce che i meccanismi di mercato e di corporate governance si sono rivelati inadeguati a tutti i livelli di retribuzione delle performance degli addetti all’interno del sistema finanziario. È perciò necessario cambiare le regole. In particolare, il monte bonus e la distribuzione di questi bonus a tutti i livelli vanno fissati in modo trasparente e vanno definiti limiti quantitativi al totale, perché non va dimenticato che negli ultimi anni gli eccessi ci sono stati a tutti i livelli.
Gli azionisti delle banche dovrebbero adottare modalità per premiare i risultati basate non solo sui profitti attesi, di breve o di lungo periodo, ma anche su accurate valutazioni dei rischi. E poiché il settore finanziario è soggetto a regolamentazione, il regolatore dovrebbe considerare la possibilità di valutare la rischiosità delle banche anche in base ai sistemi di remunerazione e, quindi, di incentivo che queste adottano. Tuttavia, il regolatore, e tanto meno i politici, non possono sostituirsi agli azionisti. Invece, i grandi e i piccoli azionisti devono essere informati del sistema di incentivi e di rischi che la banca adotta. E questi stessi azionisti devono essere penalizzati, magari con requisiti di capitale più elevati, se coscientemente decidono di adottare sistemi di incentivo con un trade-off rischio-rendimento troppo elevato rispetto agli obiettivi di stabilità che un sistema finanziario richiede.
Il dibattito è per ora fermo ai codici etici, come il summit dei G20 sembra suggerire. Ma oltre a questi, è necessario pensare anche alle regole e a come farle rispettare da parte dei diversi soggetti che operano nel settore finanziario.
da lavoce.info



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