Bond/ Juergen Stark e le agenzie di rating mettono sotto pressione i mercati obbligazionari
Se sino a qualche giorno fa l’incertezza macroeconomica non sembrava preoccupare le borse stante la più volte ribadita determinazione della Federal Reserve e delle altre banche centrali di continuare ad offrire supporto all’economia e dunque tenere bassi i tassi e garantire liquidità ai mercati, rassicurazioni che ancora ieri hanno contribuito a spingere al minimo storico i rendimenti sui bond americani, stamane il quadro sembra essersi improvvisamente capovolto e a pagare lo scotto maggiore sono i mercati obbligazionari.
Niente di drammatico, certo, ma subito sono scattate prese di profitto dopo che Standard & Poor’s ha espresso dubbi circa l’effettivo costo del salvataggio di Anglo Irish Bank (l’istituto irlandese già ieri oggetto di un downgrade da parte di Moody’s), costo che rischia di essere superiore ai 35 miliardi di euro preventivati finora e che d’altra parte, come hanno spiegato gli esperti di Fitch, non potrà facilmente essere ridotto perché Dublino ha bisogno di mettere a punto un piano credibile per la messa in sicurezza sia dell’istituto sia, più in generale, del suo sistema bancario.
Così i bond dei paesi “periferici” quali Irlanda e Portogallo, vedono i tassi sui titoli decennali salire rispettivamente a 6,591% e al 6,518%, nuovi massimi assoluti dall’introduzione dell’euro (con un rialzo rispettivamente del’1,6% e del 2,3% rispetto a ieri), allargando allo stesso tempo i propri spread rispetto ai Bund e vedendo crescere i rispettivi Cds (Credit default swap, ossia il costo per assicurarsi contro l’ipotesi di fallimento del creditore).
Ma anche per i titoli di stato dei paesi “core” come la Germania sembra una buona mattinata, con diffusi cali dei prezzi in questo caso a seguito delle dichiarazione di Juergen Stark, membro del board della Banca centrale europea noto per le sue posizioni da “falco”, che parlando ai margini di una conferenza in Turchia ha ricordato come già “questa settimana e nel quarto trimestre 2010, una serie di misure non convenzionali” adottate nei mesi scorsi dalla Bce per fornire un sostegno all’economia di Eurolandia “verrà a scadenza e non verrà rinnovata”.
Secondo Stark, insomma, si è ormai entrati in quella fase di graduale rimozione delle misure straordinarie adottate per combattere la crisi finanziaria 2008-2009 più volte preannunciata anche dal numero uno di Eurotower, Jean-Claude Trichet, come propedeutica a futuri rialzi dei tassi ufficiali nel corso del 2011 (sempre che il rallentamento della ripresa in atto non si traduca in una nuova fase recessiva). Morale: a subire i contraccolpi delle tensioni quotidiane sono anche i Btp italiani, che vedono un rialzo dei rendimenti dell’intera curva per scadenza, dai titoli più a breve termine a quelli a lunga scadenza.
Luca Spoldi



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