Bond/ Dall'asta dei titoli di Stato spagnoli segnali poco incoraggianti per gli investitori. In calo anche i Btp
Nonostante dichiarazioni concilianti in arrivo da Pechino, che ha nuovamente offerto il proprio aiuto se necessario a contenere il contagio della crisi del debito dei sovrani "periferici" europei, sui bond dei PIIGS continua ad esservi tensione, con la tendenza alla crescita dei rendimenti reali pagati dai titoli di stato dei paesi "non core" dell'Unione europea.
Un fenomeno che non riguarda solo la Grecia, l'Irlanda o il Portogallo, ma anche la Spagna, che oggi all'asta dei titoli a 3 e 6 mesi (emessi per pre-finanziare il debito in scadenza nel 2001, visto che le esigenze legate ai conti 2010 sono già state tutte coperte come ha ricordato Madrid) ha emesso meno del massimo preventivato (3,88 miliardi di euro contro i 4 previsti come tetto all'emissione) ed a costi crescenti.
Nel dettaglio 3 miliardi di titoli a 84 giorni sono stati collocati con un rendimento medio dell'1,804% (contro l'1,743% della precedente asta dello scorso 23 novembre), mentre 876,7 milioni di titoli a 175 giorni (su un miliardo di controvalore massimo previsto) hanno registrato un rendimento medio del 2,597% (dal 2,111% dell'emissione precedente).
Nel frattempo i bond decennali spagnoli hanno visto il rendimento salire di due punti base al 5,56% annuo, mentre il sovrarendimento rispetto ai Bund tedeschi di analoga durata è salito di 4 punti base a 257 punti base (ma resta lontano dal massimo registrato lo scorso 30 novembre a 298 punti base). Perché un simile nervosismo, di cui fanno le spese pure i titoli di stato italiani, col col Btp giugno 2015 che scivola a 97,77 (-0,19%), il Btp agosto 2021 che cala in area 93,62 (-0,44%) e il Btp febbraio 2037 che ridiscende a 83,30 (-0,57%)?



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