Bocconiani sfigati
Di Giuseppe Morello
Nonostante la prosopopea professorale e l'aplomb bocconiano, quando si tratta di parlare di giovani il governo tecnico si affida a termini molto poco tecnici. "Dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire che almeno hai fatto qualcosa", ha detto il viceministro al lavoro Michel Martone.
Sfigato? Secchione? Forse il ministro voleva essere simpatico e giovane, come un fan degli 883, che infatti cantavano "sei uno sfigato ma cosa vuoi, sei uno sfigato ma chi sarai mai", e invece assomiglia molto a Nonna Lea, l'anziana signora che parla lo slang dei giovani e spopola su YouTube con gli "Gli sgami della nonna" dicendo "bella zii", "lo sbatto di fare le pulizie" e che chiame le sigarette le "sizze".
Prima, con Tommaso Padoa Schioppa erano bamboccioni, ora sfigati. Sbaglio o c'è una gara a chi trova l'offesa più originale per i giovani? È interessante vedere come cambia il linguaggio ma anche la visione che dei giovani hanno i vari governi. Il "bamboccioni" di Padoa Schioppa era critico ma anche affettuoso, disegnava giovani viziati, mammoni e poco autonomi con un termine che commisera, critica ma che ha dentro di sé una piccola carezza indulgente. Con "sfigati", Martone fa un salto di qualità, passa all'offesa bruciante, usando più o meno consapevolmente un termine con cui nessun giovane vorrebbe essere chiamato.
Non ci sfuggono le motivazioni paternalisticamente provocatorie del viceministro, ma sarebbe meglio innanzitutto conoscerli per davvero, i giovani, ed evitare di fare come quei padri un po' patetici che per farsi amare dai figli usano in maniera goffa il loro linguaggio e si vestono come loro, senza sapere in realtà nulla di loro. Ma soprattutto al viceministro andrebbe spiegato che non è proprio tutta colpa dei ragazzi se non si laureano e se non lavorano presto. Prego, chiedere ai governi degli ultimi 20 anni.


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