Bocconi/ De Benedetti fonda una cattedra dedicata al padre
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Nasce alla Bocconi la cattedra di "Entrepreneurship" intitolata a Rodolfo De Benedetti. A fondarla il figlio, Carlo De Benedetti, numero uno della Cir, con una donazione personale di 3 milioni di euro. L'insegnamento, una "disciplina centrale per la crescita del Paese", è stato scelto per "onorare la memoria del padre Rodolfo attraverso un atto filantropico a ricordo delle capacità e degli insegnamenti impartigli che sono stati alla base della sua crescita personale e del suo percorso imprenditoriale".
Il corso partirà il prossimo anno e come titolare sarà scelto un professore sul mercato internazionale attraverso "una ricerca che valuterà candidature con standing scientifico e produzione specifica in un campo di specializzazione che comprende temi quali l’imprenditorialità nelle imprese di famiglia, imprenditorialità e crescita, corporate finance".
“Carlo De Benedetti ha sposato il progetto di sviluppo formulato nel piano strategico della Bocconi”, ha osservato il presidente dell’Università, Mario Monti, “e, con un atto lungimirante che confidiamo non resti isolato, ha deciso di sostenere in particolare il nostro lavoro sul tema dell’imprenditorialità, essenziale per la crescita economica e sociale, in Italia e nell’intera Europa. Con l’impegno su temi strategici come quello dell’imprenditorialità, che verrà ora potenziato nel nome di Rodolfo Debenedetti, la Bocconi intende porsi sempre più al servizio della società italiana ed europea, con la ricerca e con la formazione di una classe dirigente all’altezza delle nuove sfide e di un’opinione pubblica informata e consapevole”.
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“Fare gli imprenditori è difficile in tutto il mondo. In Italia la situazione è resa ancor più complicata da un contesto fatto di leggi spesso incomprensibili, infrastrutture gravemente lacunose e politica assente se non contraria”, ha affermato De Benedetti. “Con questa cattedra in memoria di mio padre, Rodolfo De Benedetti, vorrei insieme all’Università Bocconi aiutare i giovani che nonostante tutte le negatività hanno voglia di provarci. Sono profondamente convinto che la creazione dello spirito imprenditoriale è il risultato di una fitta trama di valori, educazione familiare, aspirazioni personali, e che il principio che ordina tutte queste variabili è in ultima istanza rappresentato dai percorsi di istruzione e formazione. In questo campo l'Università Bocconi, rappresentando un'eccellenza a livello internazionale, è il soggetto naturale con il quale portare avanti un percorso di creazione della classe dirigente che consegni all’Italia un contributo sostanziale e una rinnovata voglia di fare impresa”.
DE BENEDETTI ALLA BOCCONI, IL BACKSTAGE (iPerr videoreportage)
DE BENEDETTI ALLA BOCCONI, IL BACKSTAGE 2 (iPerr videoreportage)
“Il gesto filantropico di Carlo De Benedetti”, ha aggiunto il rettore dell’Università Bocconi, Guido Tabellini, “consentirà all’Università di reclutare un altro professore ordinario sul mercato internazionale, incrementando uno sforzo che, solo negli ultimi due anni, ha già portato a Milano 27 docenti con esperienza internazionale. Nel nuovo mercato globalizzato della formazione individuare e attrarre i talenti migliori è compito fondamentale di una research university. Quando si offrono un ambiente scientifico vivace e internazionale, e condizioni di lavoro in linea con le migliori università internazionali, l’Italia torna ad essere attrattiva”.
Il rettore Tabellini plaude a De Benedetti (iPerr videoreportage)
De Benedetti ha colto anche l'occasione per affrontare i temi della stretta attualità. Il primo, la Confindustria. Secondo l'Ingegnere l'associazione di viale dell'Astronomia ha costi spropositati e un'organizzazione che presenta duplicazioni, quindi dovrebbe snellirsi. "Ho sempre pensato che Confindustria dovrebbe snellirsi moltissimo - ha detto infatti De Benedetti, ricordando tra l'altro i sette anni passati alla vicepresidenza dell'associazione - molto è stato fatto, molto di più si può fare. L'organizzazione ha un costo spropositato, circa 500 milioni di euro all'anno, cifra a cui non corrisponde un ritorno sufficiente. L'istituzione presenta delle duplicazioni". Secondo De Benedetti Confindustria "dovrebbe essere più un centro di studi e di indirizzo per le politiche dell'innovazione, della ricerca e dell'università, che si rivolge al futuro del Paese non attraverso le infrastrutture ma le persone. La promozione delle persone e l'indicazione delle priorità del Paese sono le vere missioni della Confindustria". De Benedetti non si è sbilanciato sull'identikit del futuro presidente degli industriali: "Deve essere un nome coerente con la missione che ho indicato".
L'Ingegnere non vuole domande politiche né su Mondadori (iPerr videoreportage)
Poi la Fiat. La casa automobilistica torinese "si sta spostando fuori dal baricentro italiano, e come tale l'interesse di appartenere a un'organizzazione imprenditoriale italiana è evidentemente calato''. Per il presidente del gruppo L'Espresso è soprattutto per questo che i vertici del Lingotto hanno deciso di lasciare Confindustria. ''Io credo sia un errore - ha aggiunto -, poi ognuno prende le proprie decisioni in assoluta liberta'''. Di certo,la decisione di uscire da dall'associazione degli imprenditori ''ha ben poco a che vedere con dissensi sulle politiche di Confindustria'', ma al contrario ''ha a che vedere con lo spostamento di un baricentro di interessi''.
De Benedetti lancia la cattedra (iPerr videoreportage)
Infine, la crescita economica. Il governo cerca di stimolare lo sviluppo con "improbabili provvedimenti di tipo amministrativo", ha affermato De Benedetti, che è tornato poi a criticare la classe politica definita "timorosa", incapace di fare le riforme di cui il Paese ha bisogno. "Siamo al centro di una recessione che non sarà di breve durata - ha spiegato l'Ingengere - la crescita, che viene cercata attraverso improbabili provvedimenti di tipo amministrativo, verrà solo da chi intraprende e lavora". Secondo De Benedetti la prima ragione del declino economico del Paese "è una politica debole che non riesce a fare le grandi riforme di cui c'e' bisogno. Una politica timorosa, che non sa guardare oltre il tornaconto elettorale suggerito da questo o quel sondaggio e rinvia ogni decisione per non scontentare nessuno. Resto convinto che i governi in Europa possano fare molto per aiutare i Paesi a riprendere la via dello sviluppo, ad esempio con riforme come l'aumento dell'età pensionabile, lo spostamento del peso fiscale dal lavoro e dall'impresa ai patrimoni, la liberalizzazione degli ordini professionali".


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