Focus mercati/ Fed, il pessimismo di Bernanke deprime il dollaro

Giovedì, 22 luglio 2010 - 18:07:00

Mercati/ Le banche trainano le Borse
Bernanke

Ben Bernanke
Un macigno, una doccia fredda
. Parole che hanno rovinato la festa a un Barack Obama che sta sudando sette camicie per risalire nei sondaggi a stelle e strisce che lo danno in forte calo, nonostante abbia incassato il secondo successo storico della sua presidenza: la riforma del sistema finanziario dopo quella della sanità. Settore dove, in passato, nessuno dei suoi predecessori democratici ci era riuscito.

Nel giorno in cui il presidente degli Stati Uniti ha messo la firma sulle nuove regole di Wall Street ottenuto con tanto di voti repubblicani al Senato, la cruda analisi di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve sullo stato di salute dell'economia statunitense ("il futuro dell'economia  Usa è insolitamente incerto e la Fed è pronta ad introdurre nuove misure a sostegno della crescita"), non sono state ben tollerate dai mercati che hanno mostrato una discesa rapida e precisa su tutti i fronti.

Dopo la chiusura in calo del Nyse (Dow Jones -1,07%) e Tokyo (Nikkei -0,62%) appesantite dalle vendite, l'onda negativa è arrivata anche sui listini europei che in apertura hanno viaggiato tutte in rosso per poi cambiare direzione a metà giornata e chidere in netto rialzo. Bernanke è riuscito immediatamente a spiazzare sul mercato gli effetti dei positivi numeri trimestrali di Morgan Stanley, Wells Fargo, reginette di Wall Street. Buone semestrali seguite da quelle di Coca Cola (best performer fra i ciclici) e di Apple (alle prese con l'Antennagate sull'i-Phone).

Stando a quanto lasciato intendere dall'economista di Princeton l'economia statunitense potrebbe dunque riservare qualche brutta sorpresa (che quindi potrebbe già essere dietro l'angolo, gli ultimi indicatori di fiducia non hanno certo sprizzato ottimismo), il dollaro, così, ha reagito di conseguenza, perdendo subito terreno in apertura sui mercati valutari, per la felicità dell'euro (da mesi in affanno sul biglietto verde per la crisi del debito sovrano in Eurolandia).  

La moneta unica ha aperto infatti sopra quota 1,27 dollari, passando di mano a 1,2773 dollari per poi chiudere in netto rialzo sopra quota 1,29: si è attesta a 1,2912 dopo avere toccato un massimo di giornata di 1,2929. Giù anche il petrolio che si è deprezzato per il secondo giorno consecutivo, salvo poi riprendersi nel corso della giornata grazie al rally delle Borse.

Andrea Deugeni

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